«È arrivato il momento…». Ci sono parole che, più di altre, raccontano la difficoltà di una scelta. Per Daniela Sabatino, a quarantuno anni, quelle parole significano chiudere con il calcio giocato dopo una vita trascorsa, in campo, da assoluta protagonista, a suon di gol. Una decisione che non arriva senza dolore, perché il calcio, come ha scritto lei stessa nel lungo messaggio affidato ai social, «non è stato un semplice sport: è stato la mia vita. È stato casa, sacrificio, passione pura».

Dal piccolo borgo di Castelguidone fino ad andare in gol anche in una partita del Mondiale Femminile, in ventisei lunghissimi anni di carriera ha segnato a tutti, contro tutti tagliando traguardi impensabili da bambina. Una carriera iniziata tra i vicoli del suo paese arrivando, passo dopo passo, a vincere tutto quello che si poteva vincere in Italia conquistando anche il titolo di capocannoniere della Serie A Femminile. Dai primi passi tra Ascoli Piceno, Bojano e Isernia, la Svizzera per poi fare ritorno in Serie A iniziando a gonfiare la rete con la maglia della Reggiana. Ha fatto la storia del Brescia, vincendo Scudetti, Coppe Italia e Supercoppe Italiane consacrandosi due volte capocannoniere della massima serie. Poi ancora grande protagonista, con l’inseparabile maglia numero 9 con Milan, Fiorentina e Sassuolo, diventando una delle attaccanti più prolifiche della storia del calcio femminile italiano.

Nel 2024 è arrivato un altro traguardo simbolico, i 500 gol in carriera, festeggiati con la maglia del Sassuolo. Cinquecento reti sono un numero che racconta già molto della sua storia, ma non raccontano tutto. Perché dietro ogni gol ci sono anni di allenamenti e di sacrifici, proprio quelli che Sabatino ha voluto ricordare nel suo messaggio d’addio. «Ho dato tutta me stessa, ogni singolo giorno», è una delle frasi più significative di quello scritto: «Ho affrontato allenamenti, rinunce, infortuni, critiche, sconfitte, applausi e vittorie con la stessa determinazione». Ed è anche per questo che il suo percorso merita di essere ricordato. Daniela non è stata soltanto una bomber. È stata una giocatrice capace di rimanere protagonista anche quando il tempo sembrava suggerire il contrario, continuando a segnare e a trovare nuovi obiettivi quando avrebbe potuto accontentarsi di ciò che aveva già conquistato. C’è poi la Nazionale Italiana, 70 presenze e oltre 30 gol partecipando e segnando ad Europei e il Mondiale del 2019.

Tutta la comunità di Castelguidone l’ha sempre seguita con grande orgoglio, le origini non si cancellano, con la famiglia c’è un rapporto viscerala, nonostante la distanza. A leggere il post è un finale non scelto tutto da lei: «Fa male accettare che non sarò più una calciatrice, sognavo un finale diverso, non sempre una lunga storia segue la trama che abbiamo disegnato». La classe 1985 di Castelguidone allontanava sempre questo momento, che però è arrivato: «Mi spaventa immaginarmi in ciò che verrà dopo. Questo non è un addio. È solo un arrivederci magari sotto un’altra forma, spero!»

Quale sarà quella forma, oggi non è ancora dato sapere. Una carriera infinita, storica e da raccontare, resterà nella storia del calcio italiano, non solo per i 500 gol, un numero che già a scriverlo fa impressione. Daniela Sabatino ha fatto la storia del calcio femminile italiano, un libro lungo ventisei anni e un esempio per tutte le future generazioni.









