Diciannove Comuni e non otto, 11.600 ettari invece di 7.400. Novanta giorni per concludere il procedimento. Accogliendo il ricorso del Wwf, il Tar di Pescara riporta il futuro Parco nazionale della Costa Teatina alla perimetrazione elaborata dall’Ispra e censura il percorso seguito dalla Regione Abruzzo per un’area protetta istituita dal Parlamento nel 2001, su proposta dell’allora senatore vastese Angelo Staniscia, ma mai attuata.

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici amministrativi ricostruiscono i venticinque anni di stallo che hanno impedito l’istituzione del Parco e chiariscono un principio destinato a incidere sul prosieguo dell’iter: nella fase preliminare la delimitazione dell’area protetta «deve essere definita sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche», affidate all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e non da valutazioni politico-amministrative, che potranno intervenire solo nella fase successiva, quella dell’istituzione definitiva con decreto del Presidente della Repubblica.
Secondo il Tar, proprio questo principio è stato disatteso dalla Regione Abruzzo. Anziché limitarsi a esprimere le valutazioni richieste dal Ministero dell’Ambiente, ha elaborato una nuova proposta di perimetrazione, riducendo l’area da 19 a 8 Comuni e da circa 11.600 a 7.400 ettari. Una scelta che, per i giudici, «non poteva in alcun modo sostituire» la proposta tecnico-scientifica predisposta dall’Ispra e che ha finito per rallentare ulteriormente il procedimento. La sentenza definisce infatti la condotta della Regione «oggettivamente dilatoria».
Il Ministero dell’Ambiente dovrà ora riprendere il procedimento proprio dalla proposta dell’Ispra, trasmettendola ai 19 Comuni interessati per consentire la presentazione di osservazioni. Successivamente, con il supporto dello stesso Ispra, dovranno essere adottate la delimitazione provvisoria del Parco, le misure di salvaguardia e l’organismo di gestione provvisoria. Solo al termine di questa fase si arriverà all’istituzione definitiva dell’area protetta.
Il Tar ha inoltre fissato un termine di 90 giorni per la conclusione del procedimento. Se il Ministero dovesse restare ancora inerte, potrà essere nominato un commissario ad acta per sostituirsi all’amministrazione e portare a termine gli adempimenti previsti dalla legge.











