«Il raggiungimento dell’obiettivo lo calcola il nucleo di valutazione». Vincenzo Toma ha respinto in aula l’accusa di peculato, negando di aver avuto qualsiasi potere di intervento sull’attribuzione del premio di risultato che gli è stato riconosciuto.
Questa mattina, poco dopo le 13, il funzionario del Comune di Vasto ha risposto alle domande della pubblico ministero Miriam Manfrin, del difensore Francesco La Cava e del presidente del collegio giudicante, Italo Radoccia.

Il processo ruota attorno a un premio di risultato da 30mila euro relativo all’annualità 2020 che, secondo l’accusa, sarebbe stato percepito indebitamente. A presentare la denuncia era stato Aldo D’Ambrosio, ex segretario generale del Comune di Vasto e attualmente in servizio a San Salvo, secondo il quale il premio non sarebbe stato dovuto a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dalla giunta comunale.
L’esame dell’imputato è durato poco più di dieci minuti. «Il raggiungimento dell’obiettivo lo calcola il nucleo di valutazione, che redige un verbale», ha spiegato Toma rispondendo alle domande della pm, precisando che l’organismo «trasmette la valutazione di ogni dirigente, non solo di Toma».
Su sollecitazione del difensore, il funzionario ha confermato di non avere alcun potere di incidere sulla procedura e di limitarsi a dare esecuzione a quanto stabilito dal nucleo di valutazione. Ha inoltre spiegato che il provvedimento segue un iter che coinvolge tre uffici: «Ufficio contabilità, ufficio paghe e ufficio rendicontazione».
Conclusa la fase istruttoria, il collegio ha aggiornato il processo al 15 settembre, alle 15.30, per la discussione. In quella sede sono previste la requisitoria della procura, l’arringa della difesa e le eventuali repliche. Poi la sentenza.







