Droni e tomografia per scrivere nuove pagine della storia di Vasto. È l’obiettivo del progetto approvato dalla giunta comunale che consentirà di avviare le prime indagini scientifiche sulla sepoltura collettiva rinvenuta da anni nella Riserva naturale di Punta Aderci, a ridosso della spiaggia. Attraverso tecniche non invasive, i ricercatori cercheranno di stabilirne l’epoca, l’estensione e le ragioni storiche della sua realizzazione, che potrebbero essere legate anche a un’emergenza epidemica.

La ricerca sarà condotta dall’Università degli studi del Molise, in collaborazione con la cooperativa Cogecstre, che gestisce Riserva naturale di Punta Aderci, e con Italia Nostra di Vasto. La prima fase prevede una caratterizzazione non invasiva del sito mediante l’impiego di un drone dotato di tecnologia LiDAR e della tomografia di resistività elettrica, metodologie che permetteranno di analizzare il sottosuolo senza alterare i reperti.
L’attività è propedeutica a un successivo progetto di scavo, studio osteologico e valorizzazione del sito archeologico. L’obiettivo è preservare l’integrità dei resti, evitarne il deterioramento e acquisire tutti gli elementi utili a ricostruire una pagina ancora poco conosciuta della storia del territorio.
L’iniziativa, proposta da Cogecstre e Italia Nostra, ha ottenuto il nulla osta della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara e il parere favorevole del Comitato di gestione della Riserva. Le attività saranno realizzate e finanziate dall’Università del Molise, senza costi per il Comune di Vasto.
Ma dal sottosuolo riemergono altre testimonianze della storia vastese: di recente a Punta Penna sono state scoperte una necropoli dei frentani e una villa di epoca romana.







