“La pittura come linguaggio, la tecnica come visione”, a Palazzo d’Avalos la mostra “Omnibus”

Nelle Sale “Bontempo” di Palazzo d’Avalos, dal 15 al 21 giugno, la mostra Omnibus propone un itinerario espositivo che trova la propria ragion d’essere nel dialogo tra due differenti modalità di concepire e praticare la pittura. Le opere di Angela Di Giovannantonio, realizzate a olio, e quelle di Dino Cipriani, eseguite ad acquerello, si confrontano all’interno di uno spazio comune nel quale la diversità tecnica non costituisce elemento di separazione, bensì occasione di approfondimento sul significato stesso dell’atto creativo.

Il progetto, ideato dall’Acm e patrocinato dall’assessorato alla Cultura e Turismo della Città del Vasto, «nasce dalla consapevolezza che ogni tecnica pittorica rappresenti molto più di un semplice procedimento esecutivo. Essa è, piuttosto, una struttura di pensiero, un dispositivo interpretativo attraverso il quale l’artista organizza il proprio rapporto con il visibile. La scelta dell’olio o dell’acquerello implica infatti una diversa concezione del tempo, della materia, della luce e del gesto; una diversa modalità di costruire l’immagine e di attribuire forma all’esperienza», le parole degli organizzatori.

Nella pittura a olio di Di Giovannantonio il colore si manifesta come sostanza plastica e costruttiva. La superficie si sviluppa attraverso successive sedimentazioni cromatiche che consentono alla luce di emergere dall’interno della materia stessa, generando un processo di progressiva definizione dell’immagine. La pittura si fa così luogo della permanenza, della riflessione e della stratificazione, in una continua tensione tra controllo compositivo ed energia espressiva.

Diversamente, l’acquerello di Dino Cipriani affida alla fluidità dell’acqua e alla trasparenza del pigmento il compito di costruire la visione. Qui il segno si misura con l’imprevedibilità della materia liquida, accogliendo l’evento pittorico come parte integrante del processo creativo. La leggerezza delle velature, la rapidità esecutiva e il dialogo costante tra intenzione e casualità conferiscono all’immagine una qualità atmosferica che trasforma la rappresentazione in esperienza percettiva.

L’accostamento di queste due pratiche artistiche invita il visitatore a riflettere sul valore della tecnica come elemento fondativo del linguaggio visivo: «Lungi dall’essere un aspetto secondario o meramente strumentale, essa costituisce il luogo nel quale si manifesta la personalità dell’artista, il suo modo di abitare il mondo e di restituirne una interpretazione. Ogni scelta tecnica diviene pertanto una scelta poetica, una dichiarazione di metodo e insieme una presa di posizione estetica».

«La presenza degli artisti durante il periodo espositivo amplia ulteriormente il significato dell’iniziativa, trasformando la mostra in un laboratorio aperto di conoscenza e confronto».

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