Restare è un atto d’amore

Il 30 maggio si è celebrata a Castel Del Giudice, nel Molise, la ricorrenza della tragica scomparsa, per un incidente stradale, dei fratelli Simone e Alessio Gentile, di 45 e 41 anni. La loro perdita non ha solo un valore affettivo, ma se ne parla ovunque perché implica un significato sociale  anche al di là dei confini regionali. Genitori e parenti e un’intera comunità hanno perduto due persone della specie rara perché appartenevano a coloro che avevano scelto di restare anziché abbandonare un borgo destinato probabilmente all’estinzione.

Avevano creduto nella restanza e trasformato il vecchio borgo in un punto di ritrovo, indirizzandolo per nuovi sentieri. Piantavano, ristrutturavano, inventavano. «Se ce ne andiamo tutti, chi rimane a prendersi cura di questi posti?», dicevano spesso. La tragica notizia della loro scomparsa ha paralizzato in poco tempo l’intero paese, ma anche la regione Molise perché – ha scritto qualcuno – avevano insegnato a tutti che restare «è un atto d’amore», per citare il celebre libro di Vito Teti. Simone e Alessio volevano dimostrare che il futuro di un territorio si costruisce restando.

Avevano lavorato sulla scorta delle intuizioni del Sindaco Lino Gentile, loro zio e ispiratore, venerato nell’Italia intera per le sue capacità imprenditoriali e per aver trasformato in pochi anni un piccolo centro di poche centinaia di abitanti in provincia di Isernia in un laboratorio sperimentale di animazione sociale ed economica, aggregando forze produttive locali e integrandone altre attingendo ai flussi migratori. Un progetto, dunque, in controtendenza che ha prodotto una residenza assistenziale per anziani recuperando una vecchia scuola chiusa da anni; terreni abbandonati sono stati rivitalizzati con una società agricola fondata con un azionariato diffuso; il risultato sono stati 48 ettari di mele biologiche, la società Melise (in consonanza con Molise). E ancora, su questa linea, le vecchie stalle abbandonate trasformate in un prestigioso albergo diffuso, il Borgo Tufi, con l’aiuto di finanziamenti privati; infine la D’Andrea Molise che produce pezzi di utensileria meccanica esportati in tutto il mondo.

Va da sé che Castel Del Giudice è diventato, da piccolo borgo che era, un esempio fondamentale di valorizzazione dell’intera Italia interna.

Lino Gentile e i suoi nipoti Simone e Alessio sono la testimonianza di questa sorprendente rinascita. Certo, la morte dei figli non si supera e per il dolore e per il lutto non esiste una tabella di marcia, ma può fungere per lo meno da supporto psicologico pensare al contributo etico e sociale da loro lasciato in eredità per ridare vita ad un paese che ha scelto di non morire. Questo futuro, che la comunità deve a Lino Gentile, che nel tempo ha messo con ostinazione cuore e idee a servizio della comunità, era stato ereditato da Simone e da Alessio, il braccio giovane, che comunque non si fermerà. Forse una lastra commemorativa un giorno ne attesterà l’impegno con queste parole: «Restare è un atto d’amore e voi avete amato questo territorio con tutta la vostra vita. Castel Del Giudice vi ricorderà per sempre».

 Gianni Oliva

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