Auto bruciata a Catia Di Fabio, gli imputati chiedono patteggiamento e messa alla prova

Un patteggiamento e una messa alla prova per l’attentato incendiario che un anno fa (era la notte tra il 28 e 29 maggio 2025) distrusse l’auto della sindaca di Monteodorisio, Catia Di Fabio. Lo hanno chiesto le difese dei due imputati – il 19enne A.M. e la 40enne D.D.F. nell’udienza preliminare davanti al gup del Tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale.

Nel corso dell’udienza, parere favorevole alla richiesta di patteggiamento, avanzata da Francesco Tascione, avvocato del 19enne, è stato espresso dalla procura, rappresentata in aula dalla sostituta procuratrice Miriam Manfrin.

Catia Di Fabio

Antonino Cerella, legale della 40enne, ha chiesto la messa alla prova, che comporterebbe la sospensione del processo e l’obbligo per l’imputata di seguire un programma di trattamento che prevede lavori di pubblica utilità. Al termine del percorso, se il programma fosse rispettato, il reato sarebbe dichiarato estinto. Presente all’udienza anche la sindaca Di Fabio.

Poco dopo le 16, il giudice è tornato in aula per leggere l’ordinanza con cui ha approvato la richiesta di patteggiamento 1 anno e 4 mesi di reclusione per il 19enne e disposto verifiche dell’Ufficio per l’esecuzione penale esterna (Uepe) di Pescara per verificare se l’imputato ha diritto a una pena alternativa alla detenzione, come chiesto dall’avvocato Francesco Tascione. L’Uepe dovrà anche valutare, insieme ai servizi sociali, la domanda di messa alla prova avanzata dalla difesa della 40enne, che è accusata di favoreggiamento.

«Si è trattato – dice Guido Giangiacomo, avvocato della parte offesa – di un reato grave, che ha creato allarmismo. Le parti hanno ammesso, in qualche maniera, la loro reasponsabilità. Ci auguriamo che questa vicenda serva da monito per il futuro. Restiamo in attesa dell’esito del procedimento».

«Il patteggiamento, su cui aveva dato parere favorevole la pm titolare dell’indagine, Silvia Di Nunzio, è stato accolto dal giudice», spiega Tascione, legale del 19enne, che ha quindi patteggiato 1 anno e 4 mesi per danneggiamento seguito da incendio. «Abbiamo chiesto di sostituire la pena detentiva con lavori di pubblica utilità».

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