Acqua contaminata, «La movimentazione del fondale ha causato la presenza di tracce minime della sostanza»

Una contaminazione in percentuali minime avvenuta in acque profonde, a causa della movimentazione del fondale del Trigno. A parlare è Gianluigi Torino, responsabile tecnico Arap Servizi, che fa il punto della situazione sul divieto che da cinque giorni impedisce l’uso dell’acqua nelle marine e nelle zone industriali di Vasto, San Salvo e Montenero di Bisaccia.

La situazione d’altronde è una diretta conseguenza della recente ondata di maltempo. La furia del Trigno, a Fresagrandinaria, ha portato via un lungo tratto dell’adduttrice principale del consorzio di bonifica che dalla traversa di San Giovanni Lipioni portava l’acqua del fiume sulla costa; così, la giunta regionale, il 4 aprile, ha autorizzato il prelievo di 18 litri al secondo da Lentella [LEGGI]. La risorsa idrica, quindi, arriva nell’impianto di trattamento nella zona industriale di San Salvo – ex Coniv, ora Arap Servizi – che si occupa della distribuzione.

Il fiume Trigno in territorio di Lentella

«Sono state attuate tutte le operazioni di rito per capire da cosa ha generato la contaminazione – dice Torino – Molto probabilmente è dovuto alla movimentazione del terreno del fondale del fiume a Lentella dove sono state immerse le pompe, dopo aver ricevuto l’autorizzazione regionale per un approvvigionamento secondario in seguito alla rottura. Il movimento del terreno ha causato una miscelazione di microtracce della sostanza, presente molto probabilmente nelle acque sotterranee». L’1,2,3 tricloropropano, aggiunge il responsabile tecnico, «non viene mai ricercato nelle acque potabili, non è normato e disciplinato dal codice delle acque per quanto riguarda la potabilizzazione, per cui è stato un fulmine a ciel sereno».

La concentrazione riscontrata sul campione dell’8 aprile è minima e il provvedimento di divieto è stato adottato a scopo precauzionale: «Sono state rinvenute 0,017 parti per milione, concentrazione molto bassa. L’assunzione teorica perché incida sulla salute di un individuo, dovrebbe essere di 4 microgrammi per litro, cioè bisognerebbe berne più di 200 litri. Anche se c’è, in piccolissime tracce non dovrebbe destare problemi per la salute. A scopo precauzionale, la Asl ha invitato i sindaci a firmare le ordinanze». 

L’Arap Servizi da quando è scattato l’allarme sta monitorando la situazione e nelle prossime ore ci dovrebbe essere il ritorno alla normalità: «Attualmente i livelli sono rientrati, nel processo non abbiamo riscontrato più nulla – dice Torino – Ieri mattina è stato effettuato il prelievo da parte della Asl, il campione è a Pescara per accertare la conformità dell’acqua. Il fenomeno è rientrato quindi siamo fiduciosi che le risposte saranno positive».
In attesa della conferma da parte del Sian della Asl, le ordinanze di divieto sono ancora in vigore. Le mense di alcune aziende, come quella della Pilkington, si stanno avvalendo delle autobotti.

Nel frattempo, però, sono numerose le segnalazioni sull’insufficienza delle informazioni dai Comuni per la popolazione. Dopo i divieti scattati il 10 aprile (non comunicati con mezzi adeguati anche a coloro che non usano i social), non ci sono state ulteriori comunicazioni e sono tanti i timori dei residenti sull’uso dei serbatoi domestici che ospitano o hanno ospitato l’acqua vietata.

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