«Dissesto, occorre restituire ai consorzi di bonifica la piena funzionalità»

Le alluvioni all’origine delle esondazioni dei fiumi, del crollo dei ponti e dei rilevanti movimenti franosi di questi giorni ripropongono prepotentemente il tema della necessità di interventi per la salvaguardia delle zone del territorio più fragili dal punto di vista idrogeologico.

Su uno in particolare, che ritengo sia forse il più importante, vorrei richiamare l’attenzione della politica e delle istituzioni, e cioè sull’urgenza di rilanciare e ripotenziare il ruolo dei Consorzi di bonifica. Istituiti con R.D. 215 del 1933 con il compito di realizzare le opere di tutela del territorio e di irregimentazione delle risorse idriche, questi enti pubblici, cosiddetti economici, sono diventati l’ombra di quel che erano e, per dirla con estrema franchezza carrozzoni buoni solo ad alimentare se stessi.

Tutt’altro insomma da quel che hanno dimostrato di sapere e potere fare nel passato in termini di monitoraggio e di governance del territorio, di realizzazione di opere infrastrutturali e irrigue importantissime. Si deve al Consorzio di bonifica del Vastese, ridotto adesso allo stremo per mancanza di finanziamenti e di progetti, se nei decenni andati sono stati effettuati interventi sul Trigno, sul Sinello, sul Sangro, sull’Osento, se sono state create infrastrutture di trasporto delle acque e di irrigazione, di gestione, vigilanza e manutenzione dei canali di scolo e di rimboschimento.

Si deve ad esso la diga di Chiauci (che tarda purtroppo ad entrare pienamente in funzione) e per quanto riguarda Vasto il consolidamento dei costoni dell’abitato vastese effettuati periodicamente a partire dagli anni Quaranta sino agli anni duemila. Restituire ai consorzi di bonifica le funzioni d’istituto e metterli nelle condizioni di praticarle, respingere le tentazioni che ogni tanto riaffiorano di una loro soppressione, rappresenta perciò una necessità impellente e la condizione essenziale per evitare che possano, per quanto possibile, ripetersi fenomeni di dissesto.

Peppino Tagliente

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