Chiaro e tondo è lo spazio dedicato al confronto di opinioni sullo sviluppo dell’Abruzzo, con un’attenzione particolare al Vastese. Uno spazio di idee, riflessioni e proposte, per stimolare dibattito e approfondimento su economia, infrastrutture, visione del futuro e cultura. Quest’anno ricorre il 50° anniversario della presentazione del Piano Kurokawa, il progetto di pianificazione intercomunale che, secondo il grande urbanista giapponese, avrebbe dovuto portare a una fusione tra Vasto e San Salvo. Il tema dell’unificazione ricorre anche in vista dell’istituzione della Grande Pescara, la città che unirà Pescara, Montesilvano e Spoltore. Cosa deve fare il territorio del Vastese per non scivolare ancor più nella perdiferia dell’Abruzzo? Questa settimana risponde Gabriele Marchese, ex sindaco di San Salvo.
Il mio augurio è che la discussione da voi aperta attraverso la rubrica Chiaro e Tondo possa sfociare in un confronto a più voci tra gli attori di questo territorio che, a vario titolo, hanno poteri decisionali.
Il confronto è necessario per dare una scossa all’apatia che ci avvolge da troppo tempo. Cercherò di non ragionare con la testa rivolta al passato, che ha dato tanto alla crescita e allo sviluppo del Vastese e dell’intera vallata del Trigno, ma di proiettarmi verso il futuro, con la capacità di affrontare nuove sfide.

Per fare questo abbiamo bisogno di una scossa capace di lanciare un campanello d’allarme nei confronti di coloro che rivestono ruoli e poteri decisionali. Questo territorio, da polo attrattivo dell’intero Abruzzo, sta diventando sempre più marginale rispetto a scelte e decisioni che ne orientano lo sviluppo verso altre realtà.
Non voglio stare qui ad elencare gli strumenti e le iniziative di programmazione e coesione territoriale che hanno avuto la forza e la capacità di portare risorse aggiuntive: lo hanno già fatto altri.
Prima però, voglio fare alcune considerazioni su alcuni grandi temi che ad oggi hanno mostrato limiti di sintesi e capacità di visione delle classi dirigenti su questioni strategiche che riguardano il futuro del nostro territorio.
Mi riferisco in particolare, alla realizzazione del nuovo ospedale senza tenere in considerazione il fatto che il vecchio non è più in grado di espletare le sue funzioni essenziali, alla variante alla SS 16 dove da oltre vent’anni non si riesce a trovare una soluzione condivisa per l’arretramento, alla eventuale vendita della particella 18 che potrebbe fungere da volano per l’ulteriore sviluppo ambientale e turistico dell’intera costa dei trabocchi.
Voglio invece concentrare la mia riflessione su quegli elementi che ritengo debbano essere affrontati su più tavoli.
Il tema della pianificazione e di cosa vorrà essere il territorio del Vastese in futuro è al primo posto. Non si può rimanere indifferenti rispetto alla riorganizzazione territoriale che sta avvenendo in altre realtà abruzzesi; mi riferisco in particolare al processo di unificazione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore.
Se il Vastese vuole contare davvero, deve mettersi in discussione e avviare un processo di aggregazione innanzitutto tra i comuni di Vasto, San Salvo e Cupello, che nei fatti già da tempo interagiscono come un’unica realtà. Così facendo diventeremmo la seconda città d’Abruzzo, con un maggiore potere decisionale e contrattuale.
L’altra grande questione riguarda il rapporto tra costa e aree interne del Vastese, che risultano sempre più desertificate. Non si può rimanere indifferenti rispetto al continuo processo di spopolamento e desertificazione territoriale che queste zone stanno vivendo.
Servono leggi e sostegni per coloro che vogliono continuare a vivere in quelle aree: ad esempio interventi per la ristrutturazione delle abitazioni, forme di fiscalità di vantaggio, progetti di forestazione per la manutenzione e la cura del territorio, fino ad arrivare a una riorganizzazione del sistema dei trasporti, che passa innanzitutto attraverso una viabilità adeguata.
Un altro grande tema è quello dell’agricoltura, sempre più abbandonata dalle nuove generazioni. Bisogna riflettere su cosa produrre e su come riorganizzare il settore: non si possono continuare a finanziare frantoi o cantine se poi non abbiamo più chi pianta uliveti o vigneti. È necessario inoltre intervenire sulla frammentazione delle proprietà.
Il nostro apparato industriale è in sofferenza dovuto in particolare alla crisi del mercato dell’auto, non possiamo rimanere indifferenti, è necessario ripensare a come possiamo tutelare e difendere la nostra vocazione produttiva, che risente sempre più delle dinamiche del mercato globale. Le nostre aree industriali non possono continuare ad essere abbandonate al proprio destino: è tempo anche qui di avviare una nuova pianificazione che sia in grado di offrire servizi moderni e di qualità.
La realizzazione di quelle infrastrutture che le aziende chiedono da tempo, come ad esempio il collegamento ferroviario con il porto di Vasto, non è più rinviabile.
Infine, i servizi devono essere sempre più concepiti all’interno di una visione territoriale. Sanità, scuola, trasporti e servizi di cura alla persona devono diventare il terreno di sfida su cui costruire la nostra capacità attrattiva.
Qualcuno ha posto il problema del limite delle attuali classi dirigenti, che io ritengo sia dovuto molto probabilmente ad un eccesso di presenzialismo ed individualismo. Se si lavora insieme e con spirito di collaborazione possiamo superare anche i limiti individuali di ciascuno di noi e costruire, con idee nuove, le basi per un futuro migliore.
Gabriele Marchese









Si dice quando si gioca all’asinuccio :”Mi Stò !” vedo che sia il paesello delle pricoche sia ora un quartiere famoso per i carciofi vogliono saltare sulla diligenza Histoniense….non vi rendete ridicoli per piacere.
Ognuno ha la sua storia ed è cresciuto in base a quello che ha seminato, quindi continuate a seminare e guardare l’orizzonte….dimenticavo Cupello non ha la ruota panoramica.
Sono da anni che noi lavoratori di San Salvo della val Sinello di Gissi tentiamo di sensibilizzare la politica territoriale sia di destra che di sinistra ad adoperare per far nascere un servizio di trasporto pubblico .
Infatti attualmente solo i lavoratori sansalvesi al contrario dei vastesi non hanno trasporto pubblico per recarsi a lavorare.