Incontrarsi per preparare, cucinare e degustare insieme piatti e altre specialità tipiche per evitare la loro sparizione. A Tufillo è iniziata la serie di appuntamenti dal titolo Di mano in mano, la missione? Apprendere e tramandare tradizioni che rischiano di scomparire.
I piccoli centri dell’entroterra custodiscono tante antiche tradizioni che, per numerosi motivi, rischiano di perdersi tra le pieghe del tempo. Così, il comitato di gestione della Biblioteca comunale di Tufillo ha lanciato l’iniziativa per evitare che ciò accada.
Domenica scorsa, 8 febbraio, al centro del primo appuntamento c’è stato lu cangaron. Sotto la sapiente guida di Antonietta Ottaviano, i partecipanti hanno preparato il piatto tufillese tipico del periodo di Carnevale.

«Per spiegarlo in modo rapido, io lo chiamo “il pollo ripieno senza pollo”», spiega il sindaco Ernano Marcovecchio, anche lui con le mani in pasta per l’occasione. Alla base di questa ricetta legata al martedì grasso, ci sono infatti gli stessi ingredienti base per il ripieno del pollo: pan grattato, formaggio, uova. «Ogni famiglia, poi, aggiunge ingredienti in base ai propri gusti per rendere il tutto più succulento». Non mancano mai i fegatini (di pollo o di agnello), poi mandorle, uva passa (messa da parte dopo la vendemmia), soppressata a dadini e c’è chi aggiunge anche un po’ di mosto cotto.

Con l’impasto ottenuto si riempie il budello, conservato appositamente dall’uccisione del maiale, e il salsicciotto (dalla forma) viene messo a cuocere. C’è chi opta per la bollitura, chi per la frittura: in entrambi casi a fuoco molto lento per circa due ore e mezza. La versione fritta, poi, viene usata anche per preparare il sugo per condire la pasta (la stessa fatta a mano nell’appuntamento di domenica). Una volta pronto, lu cangaron – che ha assunto la forma di un salame – viene tagliato a fette e consumato.

Le origini di tale preparazione sono molto antiche, il primo cittadino le ricorda così: «Cangarone deriva da cangariare che significa “mangiare in modo abbondante, anche eccessivo”, il periodo di Carnevale è inteso come la vigilia della Quaresima, quindi sarebbe una sorta di ultima abbuffata prima dell’inizio del periodo di penitenza. Fa parte della cucina povera, era preparato da quelle persone che, a differenza dei benestanti, non avevano il pollo e non volevano rinunciare a questa mangiata».
«Sono occasioni importanti perché permettono di tramandare le tradizioni che andrebbero perdute. C’erano anche alcune signore arrivate negli ultimi anni che non conoscevano questa tradizione, giovani, bambini… È stata una bella domenica».
Foto di Marcella Marino









