Sciopero all’ex Conbipel, «Riorganizzazione oraria adottata per tutelare i posti di lavoro»

«Una riorganizzazione gestionale del punto vendita adottata per permettere la tutela dei posti di lavoro». La Btx Italia Retails & Brand srl (ex Conbipel) così motiva l’eliminazione dell’orario continuato nel punto vendita di Rocca San Giovanni che nei giorni scorsi ha causato lo sciopero a oltranza dei dipendenti.

«La riorganizzazione – spiega la società – che prevede l’eliminazione dell’orario continuato di apertura al pubblico è stata adottata proprio al fine di ridurre al minimo un eventuale disagio nei confronti dei lavoratori, con l’intento di non stravolgere l’attuale articolazione oraria e permettere, comunque, al personale, una conciliazione dei tempi di vita e lavoro. Il sacrificio richiesto dalla società prevede lo svolgimento di un orario di lavoro intervallato da una pausa di un’ora e mezza per un massimo di due giornate al mese per ciascun lavoratore».

Foto di repertorio

«Le ragione che ha indotto l’azienda a richiedere al personale dipendente l’adozione di tale orario spezzato è da cercare essenzialmente nella necessità di contenimento dei costi operativi, di contrastare il minore afflusso di clientela durante la pausa pranzo e il conseguente calo di fatturato, anche a motivo della chiusura di altri punti vendita in tale fascia oraria. Si precisa inoltre che il ricorso a turni di lavoro è previsto da un accordo sindacale sottoscritto il 22.03.2012 e siglato dalla stessa Maria Luisa Di Guilmi (rappresentante sindacale, ndr)».

«In estrema sintesi – conclude la Btx Italia Retails & Brand srl) – la chiusura al pubblico durante la pausa pranzo e gli altri interventi commerciali hanno proprio la finalità di garantire la prosecuzione dell’attività del punto vendita e quindi la conservazione dei posti di lavoro. Non si intende in alcun modo ledere i diritti dei lavoratori del punto vendita, ma solo tutelare la prosecuzione dell’attività lavorativa». La stessa società infine, respinge anche l’accusa «sul presunto “abuso” della clausola flessibile».

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