Una raccolta fondi per risistemare le campane di Sant’Agostino e San Biagio

Sono lontani i tempi in cui il dolce e ripetuto suono delle campane scandiva i ritmi della vita di borghi e città: il suo non era solo un richiamo per le messe e le funzioni religiose ma accompagnava anche il lavoro nelle botteghe e la vita nei campi. Oggi che di quel passato resta poco o nulla e che la tecnologia ha finito per soppiantare e cambiare questo vero e proprio rito, anche le campane realizzate dalla maestria e l’arte delle antiche fonderie (celebre è quella Pontificia della famiglia Marinelli di Agnone in Molise) subiscono il declino e le scorrere inesorabile del tempo che spesso ne sta compromettendo la funzionalità. La neonata associazione dei Campanari d’Abruzzo, costituitasi a Castel Frentano ha deciso però di non restare a guardare e d’interessarsi in particolare per il ripristino dell’impianto campanario delle chiese lancianesi di Sant’Agostino e San Biagio. Entrambi edifici di origine medievale che sorgono nel quartiere di Lancianovecchia, il rione più antico della città.

Per finanziare questo recupero l’associazione, oggi 2 febbraio e domani 3 febbraio, festa di San Biagio, sarà presente con il proprio stand per sensibilizzare i cittadini e raccogliere le offerte dinanzi la torre di San Giovanni. «Ormai da tempo – affermano i soci del sodalizio – le campane della chiesa di Sant’Agostino e di quella di San Biagio situate nel centro storico, presentano problemi, nel primo caso al suono dell’orologio e nel secondo (a San Biagio) le campane hanno totalmente smesso di far sentire completamente la loro voce». Una voce antica che un gruppo di persone con a cuore la storia e le tradizioni del nostro territorio non vuole far spegnere definitivamente.

La figura del campanaro moderno ormai non è più quella romanzata o ancora presente nell’immaginario collettivo ma è formata da giovani e meno giovani, figli dei tempi moderni che con felpa e scarpe da tennis varcano l’ingresso dei nostri campanili per restituire quel suono secolare alla collettività. Nasce così, quasi per gioco, l’idea di creare un vero e proprio gruppo riconosciuto di campanari abruzzesi come accade in molte città italiane: ad esempio si ricorda l’unione dei campanari bolognesi o quella dei campanari ambrosiani, al fine di riconquistare quel legame di appartenenza e di attaccamento alle tradizioni e al territorio che con l’avanzare del tempo sta scomparendo, specialmente nei piccoli centri.

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