«Solo chi sogna può imparare a volare»: il murale dei volontari colora la Casa Lavoro di Vasto

È stato inaugurato ieri sera il nuovo murale all’ingresso della Casa Lavoro di Vasto. L’opera è stata realizzata su iniziativa dell’associazione Ricoclaun in collaborazione con le associazioni Un Buco nel tetto e Avi Alzheimer. «Solo chi sogna può imparare a volare» è la frase scelta dall’artista Lorenzo Faini, che ha dipinto le pareti insieme ai volontari Ricoclaun Elia Faini e Roberto Novelli. Al momento di condivisione della nuova opera, che segue quella già realizzata nei mesi scorsi sulla parete di un’altra struttura dell’Istituto di località Torre Sinello, erano presenti molti dei volontari che qui prestano la loro opera gratuita. «Oggi vediamo insieme la buona volontà di chi ha violato la legge e prova a scrivere una nuova pagina, quella dei volontari e quella di tutta la comunità territoriale – ha esordito la funzionaria giuridico pedagogica Giusi Rossi -. Quando si incontrano queste tre direttrici il futuro si può scrivere in un altro modo».

Roberto Novelli, Lorenzo Faini ed Elia Faini

La realizzazione dell’opera ha un valore simbolico, in quanto «posizionata in un luogo dove tutti passano e possono vederla. In questa occasione dobbiamo dire un grande grazie alla polizia penitenziaria, perchè senza di loro nessuna attività potrebbe avere luogo – ha aggiunto Rossi -. Abbiamo sempre più bisogno di buoni progetti per l’amore ed il futuro». Rosaria Spagnuolo, presidente dei Ricoclaun, ha ricordato la nascita del primo murale, realizzato da Keno e Lorenzo Faini insieme agli internati, su invito di Cecilia Clelio. «Poi Giusi Rossi ci ha chiesto di andare avanti e lo abbiamo fatto volentieri. Esiste il senso di comunità anche se non conosciamo le persone a cui diamo una mano». Le sfumature dipinte sulla parete «rappresentano la vita, con i loro colori più tristi o più lieti». Parole di gratitudine anche per Giusi Rossi che «sa tessere sempre delle reti a favore di questo luogo e fa un grande lavoro con gli educatori e la polizia penitenziaria». Diverse le testimonianze espresse durante l’incontro. Francesco Lovino, neo diplomato del Palizzi di Vasto, ha portato avanti un progetto fotografico in carcere come lavoro per il suo test di ammissione alla scuola di cinema. «Qui il concetto di libertà è diverso da quello che siamo abituati a vivere. Tutte le volte in cui sono venuto sono entrato in un modo ed uscito in un altro».

La dirigente scolastica Concetta Delle Donne ha raccontato l’esperienza del gruppo di lettura, «in cui ci troviamo in maniera costruttiva e serena, leggendo insieme ad alta voce e trovando diversi spunti di riflessione». Dalla dottoressa Claudia Sacchet, dell’associazione Avi Alzheimer, la proposta di coinvolgere gli internati nei corsi di formazione per l’assistenza alle persone, esigenza che emerge in maniera importante vista l’alta età media nella Casa Lavoro. Da Un Buco nel tetto l’invito alla condivisione nella preghiera che l’associazione porta avanti.

«A Vasto abbiamo una importante rete del Terzo Settore e anche questo progetto ne è l’esempio», ha commentato l’assessore Nicola Della Gatta. «Le associazioni donano agli altri tempo che è qualità di vivere per chi lo riceve. L’amministrazione locale può poco per la Casa Lavoro ma abbiamo cercato di attivare progetti di utilità collettiva per promuovere una reale inclusione». L’assessore Paola Cianci parla di «un progetto che stimola dei buoni sentimenti. Con l’arte si esprime un messaggio di tipo sociale. Il messaggio di questo murale è positivo e guarda ad un percorso fuori da qui fatto da buoni propositi».

Lorenzo Faini

Lorenzo Faini, che ha realizzato il murale con il papà Elia e Roberto Novelli e la collaborazione di alcuni internati, ha sottolineato come l’opera voglia trasmettere un messaggio di speranza. Nell’impegno da volontario «si viene qui e si riceve molto più di quello che si da». I colori, la frase, la linea che porta verso l’aeroplanino di carta che spicca il volo sono segno «di come dietro l’angolo ci sia un’occasione per tutti. E voi – dice rivolgendosi agli internati presenti – potete coglierla». A chiudere l’incontro l’intervento di Bianca Campli, presidente del Club per l’Unesco di Vasto, che ha ripercorso la storia delle pitture murali, la cui prima testimonianza risale agli uomini delle caverne. Una lunga evoluzione fino ad arrivare ai contesti urbani. «I murales del carcere di Vasto saranno inseriti in una raccolta che, con l’Unesco, stiamo facendo in tutta Italia, andando a scoprire le opere realizzate nei luoghi marginali» dove la street art è una vera espressione «dal basso».

Nuovo murale alla Casa Lavoro

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