Giornata delle ostetriche: «Un lavoro che è prima di tutto una missione. Felici di essere di aiuto alle donne»

Si celebra oggi la Giornata internazionale delle ostetriche, istituita nel 1991 e da allora celebrata ogni anno in oltre 50 paesi. Questa mattina abbiamo incontrato, nel reparto di Ostetricia dell’ospedale di Vasto, le ostetriche in servizio, Mariagrazia Buongiorno, Filomena Carlucci, Annalisa Vozza e Rossana Benedetto. La loro è l’espressione delle voci di tutte le ostetriche del San Pio che, quotidianamente, sono un punto di riferimento per le donne in dolce attesa e le neo mamme.

«Quella dell’ostetrica è una missione, prima che un lavoro – dice Mariagrazia Buongiorno, coordinatrice delle ostetriche dell’Ostetricia al San Pio -. Per noi è festa ogni giorno che c’è l’approccio con una gestante, con una puerpera, ogni volta in cui possiamo dare consigli a una donna per aiutarla nel suo nuovo percorso di mamma. Perché, lo sappiamo, mamma non si nasce ma si diventa. Il nostro essere accanto non è solo nell’assistenza al parto ma è accompagnarle nelle fasi post-parto, per aiutarle ad andare avanti».

Carlucci, Benedetto, Vozza con la caposala Buongiorno

È proprio nelle fasi della nascita che la figura dell’ostetrica vive momenti che portano emozione e grande responsabilità. «Anche a distanza di anni dall’inizio di questo percorso l’emozione non si perde mai. Questo accade proprio perché la figura dell’ostetrica nasce come una passione. E quindi le emozioni vissute, tutto ciò che accade attorno è sempre presente».

«Quando c’è il gruppo ci sono unione e forza»

Questa giornata è l’occasione anche per fare il punto sull’evoluzione della professione. «L’ostetrica è una figura che ha lottato sempre nella storia – spiega Filomena Carlucci -. Siamo sempre vicine alla donna ma dobbiamo trovare la misura per portare la nostra parola, il nostro punto di vista. Tante volte siamo più lungimiranti proprio perché abbiamo un rapporto di empatia con la donna. La figura dell’ostetrica deve ancora tanto crescere e farsi valere, soprattutto in ambiente ospedaliero». Un lavoro «che prima di me hanno fatto tante altre donne, ora ci sono tante ragazze giovani che arrivano portando delle belle speranze. Il nostro è un lavoro di grande forza, dove ci dobbiamo far valere conquistando il giusto spazio per il benessere della donna». Un risultato che si raggiunge «creando il gruppo – sottolinea Mariagrazia Buongiorno -. Quando c’è il gruppo ci sono unione e forza e si riesce a trasmettere alle donne ciò che vogliamo».

Negli ultimi anni segnati dal Covid, che hanno limitato gli ingressi in reparto, il personale sanitario ha avuto un ruolo ancor più importante. «Il Covid ha fatto emergere ancor di più quanto la figura dell’ostetrica sia importante per la donna – dice Annalisa Vozza -. Per un periodo i padri non potevano accedere in reparto, quindi le neo mamme si sono completamente affidate. Spesso ci si sofferma molto sul momento del parto ma il difficile inizia dopo, dovendo accudire una nuova vita. In questi mesi abbiamo visto quanto l’unione madre-neonato sia stata ancora più importante e vissuta intensamente».

«Durante la pandemia, nonostante la paura, non abbiamo mai lasciato il contatto»

In Reparto «le donne non sono mai state trattate come se fossero dentro una pandemia – evidenza Filomena Carlucci -. Qui c’è sempre stato contatto, le abbiamo sempre toccate, massaggiate, coccolate e accompagnate. Nonostante la paura non abbiamo mai lasciato il contatto. Abbiamo fatto di tutto per essere vicine alle donne».

Le ostetriche con il dottor Biondelli

Il ruolo dell’ostetrica è in continua evoluzione. «Ci sono da superare difficoltà nel tessuto sociale e culturale che generano molta influenza sulle mamme. In questo ambito c’è ancora molto da fare. Le donne devono capire, innanzitutto, la forza che hanno, devono comprendere la propria potenzialità nel saper partorire e non affidarsi a seconde persone – spiega Carlucci -. Noi continuiamo ad essere figure di raccordo tra la donna e i medici, questo è un aspetto che ci caratterizza da sempre. Ci spendiamo con tutte noi stesse per le donne e viviamo anche un quotidiano confronto con i medici, cercando di portare la nostra voce». Un contributo che confluisce «nella creazione di una equipe, con medici e infermiere, che ci porta tutti al raggiungimento dell’obiettivo».

L’umanizzazione del parto, un valore aggiunto da valorizzare

Nel reparto del San Pio si sta lavorando da tempo per «l’umanizzazione del parto, il nostro valore aggiunto», spiega il dottor Vincenzo Biondelli. «Stiamo andando avanti con dei miglioramenti facendo il massimo con le risorse che abbiamo. E qui sono certamente brave le ostetriche. Un buon ospedale non lo fanno solo le strutture ma, soprattutto, le persone che ci lavorano». Per questo «stiamo progettando una serie di innovazioni strutturali tali da permettere una qualità e uno standard che va verso l’umanizzazione del parto. Vogliamo smedicalizzare l’evento parto e avere un ambiente molto più accogliente. Questi sono aspetti che rappresentano un unicum in Abruzzo e ci contraddistinguono».

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