Gli ultimi, quelli che sono nelle periferie dell’esistenza. La guerra e la necessità di pace. I giovani, a cui dare speranza e una forte guida. Sono i tre temi affrontati con monsignor Pietro Santoro, arcivescovo emerito dei Marsi che, ieri sera, ha celebrato la messa nella chiesa di Santa Maria maggiore per l’inizio della Quintena in preparazione alla festa della Sacra Spina. Un apostolato, da sacerdote, prima, e da vescovo, fino allo scorso luglio, vissuto sempre tra la gente, vicino agli ultimi, fatto di una concreta quotidianità e di attenzione alla sofferenza. Dal termine del suo incarico da vescovo, monsignor Santoro ha scelto di ritirarsi a Rovere, frazione di Ovindoli. Ma il legame con la terra delle sue origini, con Vasto, dove è nato nel 1946, e San Salvo, dove a lungo è stato parroco, è sempre forte. Nella celebrazione a Santa Maria maggiore ha dato una profonda lettura delle Ferite dell’amore, tema scelta per la preparazione alla solennità della Sacra Spina.
Con lui, al termine della celebrazione, abbiamo parlato dei tre temi su cui ha sempre impostato la sua azione pastorale.








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