Usb su Sevel: «Tante parole, tanto ottimismo e pochi fatti»

«Il piano industriale illustrato ad inizio marzo dal CEO di Stellantis e l’incontro di ieri al MISE con le parti sociali non chiariscono molto sul futuro dello stabilimento Sevel: tante parole, tanto ottimismo e pochi fatti», è quanto affermano il coordinati Usb Abruzzo e Usb Lavoro privati Chieti, Luigi Iasci e Fabio Cocco.


«La verità è che non vi è un piano ed un programma industriale del Paese per il settore automotive. – accusano – I finanziamenti annunciati nel settore dal ministro Giorgetti per i prossimi anni non risolvono i problemi in assenza di una strategia precisa e di una programmazione che un Paese dovrebbe avere per un settore così vitale e che occupa tantissimi lavoratori. Ci sono tantissimi nodi da sciogliere – prosegue la nota – e non vediamo una visione per il futuro se non un caos disorganizzato che non è il modo migliore per pilotare il settore verso la transizione energetica: non si comprende quali e quanti investimenti farà Stellantis nel plant di Val di Sangro, non una parola sul piano occupazionale».

E muove accuse anche al governo Usb, secondo cui l’attuale esecutivo «non sarebbe in grado di comprendere la necessità della riduzione di orario di lavoro a parità di salario per il settore, per scongiurare la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro». Uno dei problemi sul tavolo resta dunque la transizione energetica.

«Ricordiamo che in Abruzzo vi è un territorio che ha un passato di importanza notevole nel settore elettronico ovvero quello aquilano: perché non investire per riportare produzioni in quella che era chiamata la Silicon Valley italiana? Potrebbe essere un’occasione – si legge ancora nella nota di Iasci e Cocco – per ridare fiato sul piano occupazionale ad una zona martoriata da vicende note, sfruttando la presenza di lavoratori già con professionalità acquisite, e per rendere attrattiva la nostra regione e quelle limitrofe per diverse tipologie di produzione comprese quelle dell’automotive. Quanto alla Val di Sangro – sottolineano – ribadiamo che il polo automotive, tanto invocato in passato, va ripreso anche se per qualcuno non è più di moda e non fa notizia. Di fronte a questo scenario vedere sindacati che sprizzano ottimismo ha dello sconcertante e non ci uniamo a questo coro stonato. Come USB – conclude la nota – non ci accontentiamo di parole ma pretendiamo fatti concreti e tangibili a tutela dei lavoratori, del territorio e del futuro del settore automotive nella nostra regione e nel nostro Paese».

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