Due équipe, ostetrico-ginecologica e ortopedica, dell’ospedale “Renzetti” di Lanciano, coordinate rispettivamente da Alessandra Ricciardulli e Luigi De Fanis, hanno fatto quadrato intorno a una donna alla 37ª settimana di gravidanza, immobilizzata a causa di una frattura trimalleolare alla caviglia. Tali fattori hanno determinato una situazione clinica non ordinaria, da gestire con attenzione per tutelare contemporaneamente la salute della madre, quella del bambino e il recupero ortopedico.
La futura mamma, una 28enne residente nell’area frentana, questa mattina è stata sottoposta a un doppio intervento di cesareo e osteosintesi trimalleolare sulla caviglia sinistra, e ha dato alla luce un bellissimo maschietto.

«La paziente, arrivata alla fine della gravidanza, si trovava già in una condizione di particolare fragilità – spiega la ginecologa Ricciardulli – perché la frattura aveva comportato dolore, immobilizzazione e una significativa limitazione della mobilità proprio nelle ultime settimane di gestazione. Pertanto anche la gestione di un eventuale travaglio avrebbe presentato difficoltà legate all’impossibilità di assumere liberamente le diverse posizioni, alla necessità di proteggere l’arto traumatizzato e alla complessità dell’assistenza ostetrica. Per queste ragioni è stato programmato il taglio cesareo, consentendo di controllare e pianificare il momento della nascita in condizioni di maggiore sicurezza e prevedibilità».
L’équipe di Ginecologia e Ostetricia ha voluto preservare, per quanto possibile, la dimensione emotiva della nascita. La paziente ha potuto vivere il parto attraverso un percorso di taglio cesareo dolce, con particolare attenzione al contatto precoce con il neonato e alla condivisione in coppia, con la presenza del marito in sala che le ha offerto un sostegno emotivo prezioso in un momento di particolare vulnerabilità.
«Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come la multidisciplinarietà possa fare la differenza – aggiunge De Fanis – soprattutto nei casi in cui una singola specialità non è sufficiente a rispondere alla complessità del quadro clinico. In casi del genere non basta eseguire correttamente un intervento, perché occorre costruire intorno alla paziente un’équipe capace di condividere responsabilità, tempi e decisioni. Proprio come avvenuto oggi a Lanciano, dove la vera eccezionalità dell’esperienza è stata questa: due percorsi chirurgici differenti, un’unica paziente e una sola squadra al lavoro per lei».
Con De Fanis e Ricciardulli c’erano le anestesiste Chiara De Rosa e Daniela Abanese, la ginecologa Gianna Impicciatore, la pediatra Giovanna Scorrano, la coordinatrice infermieristica della sala operatoria Maria Grazia Marrone.







