Diorama Festival, la musica incontra il paesaggio: il progetto che nasce da un “ritorno in Abruzzo”

Un progetto che, da sei anni, fa conoscere stupendi scorci d’Abruzzo attraverso la musica e l’arte, ideato da chi ha visto nel tornare nei propri luoghi «l’unica scelta possibile e inevitabile». Parliamo del Diorama Festival, rassegna musicale (e non solo), che dal 2021 attraversa alcuni dei posti più suggestivi della nostra regione e che negli ultimi anni è approdata anche a Vasto (2023, al portale di San Pietro, LEGGI) e San Salvo (2025 e il prossimo 10 agosto all’Arena del Mare).

Il viaggio 2026 è iniziato il 2 giugno nell’anfiteatro dei Tholos di Lettomanoppello – location archeologica eccezionale letteralmente arricchita da condizioni meteo che ne hanno esaltato la posizione panoramica – e proseguito ieri 13 giugno a Loreto Aprutino. Il calendario di questo mese si chiuderà nel centro storico di Spoltore il 27.

Di come è iniziato, prosegue e continuerà tale viaggio abbiamo parlato con Paolo Cicalini, ideatore del festival con una formazione in ingegneria chimica, «per metà pescarese e metà di Collarmele (L’Aquila)», ci tiene a sottolineare rivendicando la parte marsicana.

L’intervista

Innanzitutto, come nasce il Diorama Festival?

Il progetto nasce da una mia idea che si è sviluppata nel corso di moltissimi anni. Ho studiato a Bologna, poi due anni in Portogallo, ingegneria chimica, ma avevo un forte richiamo verso la musica, che è una mia passione enorme, e soprattutto verso l’Abruzzo. Sono nato cresciuto a Pescara, ma sono mezzo marsicano, mia madre è di Collarmele, paese al quale sono molto legato.

Ho avuto modo di conoscere tanto l’Abruzzo e, piano piano, la passione per la musica è iniziata diventare un lavoro perché ho avuto un club a Pescara per undici anni (chiuso, poi, nel periodo Covid) durante i quali avevo già organizzato grandi festival. Ero però confinato dentro quattro mura, o comunque in luoghi dalla geografia ben definita. 

Lentamente, il desiderio di uscire da quelle quattro mura si è fatto sempre più potente, l’evoluzione naturale è stata quindi l’unione delle mie due passioni: la musica, o la cultura in generale, e l’Abruzzo.
Il Diorama Festival è partito così, da suggestioni che nascevano in me mentre ero in giro a fare piccole visite. È un progetto scritto negli anni che, nel 2021, ha preso forma.


Al centro del Diorama ci sono, in gran parte dei casi, location non convenzionali dove è difficile immaginare di fare musica. Questo significa che alla base c’era già un’idea di festival diverso dal solito, cioè lontano dalle grandi piazze e arene?

Sì, volevo che il pubblico scegliesse con la testa e con il cuore di seguirci. Era importante operare in zone che sono spesso fuori dai circuiti canonici della nostra regione. Se il pubblico avesse accettato questa sfida, il progetto sarebbe andato avanti, se noi non fossimo stati in grado di comunicare al pubblico quello che volevamo fare, il progetto si sarebbe fermato lì.


Da dove siete partiti?

Dal belvedere di Montesilvano Colli. È un luogo davvero molto vicino all’abitato della futura Grande Pescara, ma non lo conosceva nessuno. Io andavo spesso lì a leggermi un libro e ho avuto questa suggestione che si è concretizzata soprattutto perché ho trovato Alessandro Pompei, ancora oggi vicesindaco di Montesilvano. Una sera gli ho raccontato il progetto e lui mi ha invitato subito in Comune e così è nato il Diorama.

Oggi, magari, è più facile convincere un amministratore della nostra visione, all’epoca era solo un file pdf. Alessandro, con il quale ho un ottimo rapporto, ci ha permesso di mettere a terra quella che era una bozza e che dopo sei anni ci fa ritrovare ancora qui a programmare e progettare. 


Le location del Diorama rivestono un ruolo primario nel festival. A quali ti senti più legato?

Domanda a cui è veramente difficile rispondere perché direi tutte. Al netto di Montesilvano di cui già ho parlato, direi il Colle del telegrafo di Pescara che è una data super identitaria. La chiesa di Sant’Agostino a Città Sant’Angelo è stata una delle date più incredibili che abbiamo fatto, così come il Parco dei Tholos a Lettomanoppello e il parco eolico di Collarmele.

Faccio difficoltà perché ogni location ha la sua peculiarità. Anche il museo “Michetti” di Francavilla al Mare dove, da quattro anni, facciamo il festival in contemporanea con il Premio Michetti, secondo evento d’arte contemporanea più antico d’Italia. Sono legatissimo anche a Loreto Aprutino, dove si è costruita una rete territoriale che coinvolge tutto il paese e oltre. 
Ma, ripeto, in tutte ho ricordi bellissimi, perché ognuna ha la sua peculiarità.


Quando è iniziato il Diorama Festival, il dibattito sulle aree interne era quasi del tutto assente. Oggi, in un periodo in cui si abusa di queste parole, ritieni che il progetto stia contribuendo positivamente a far conoscere anche questi luoghi lontani dai grandi flussi (nel corso delle edizioni, l’iniziativa ha toccato anche il lago di Campotosto, Mutignano, Bucchianico, l’eremo di Santo Spirito di Roccamorice)?

Non tocca a me rispondere, perché sarei di parte. Però è innegabile che i risultati sono evidenti. Il Comune di Lettomanoppello, ad esempio, dopo la data del 2 giugno ha scritto dei post che mi hanno emozionato. Riuscire a portare l’attenzione su un luogo incredibile, completamente sconosciuto alla stragrande maggioranza della popolazione abruzzese è stato molto importante.

Nonostante ci rivolgiamo a un target già attento alle aree interne, all’arte contemporanea, al turismo di prossimità, alla sostenibilità (ad esempio a Lettomanoppello hanno quasi tutti preso le navette per raggiungere l’anfiteatro e, fatto riconosciuto dal Comune, l’area è stata lasciata completamente pulita), lavorare in luoghi così belli e contribuire alla loro riscoperta per noi è motivo di grande orgoglio.

Questa è un’operazione necessaria, ma semplice. L’Abruzzo da molti è considerato un luogo bellissimo, ma vuoto, una pagina bianca. Scrivere un testo su questa pagina bianca è, da un lato, necessario, dall’altro anche semplice. Per questo lavorare nelle aree interne ha una duplice faccia: da un lato è necessario e i risultati ci sono, dall’altro è semplice. Promuovere questi territori facendolo nei modi giusti risulta vincente.


Dopo l’esordio del 2025 di San Salvo, quest’anno ci tornerete il 10 agosto. Che data sarà?

San Salvo l’anno scorso è stata una prova impegnativa perché proporre sulla costa, durante l’estate, un evento rivolto a un pubblico giovane che però non facesse riferimento a contenuti super mainstream ma a contenuti di ricerca, dal lato dell’amministrazione è stato un atto di fiducia, dal nostro un test importante. Visto che è stato ampiamente superato, abbiamo pensato di riproporlo con un profilo culturale importante.

Venerus e Angelica Bove sono davvero di livello elevato. Noi ci interfacciamo con l’assessora al Turismo Elisa Marinelli, ma è chiaro che un’operazione così abbia l’appoggio di tutta l’amministrazione, questo ci fa sentire onorati.


Dopo il periodo universitario hai fatto una scelta doppiamente controcorrente: tornare in Abruzzo e percorrere una strada lontana dal percorso di studi. Oggi, guardando indietro, come ritieni quella decisione?

L’unica possibile, quella inevitabile, quella più giusta, l’unica cosa potessi fare. Nonostante tutte le difficoltà per portare avanti questo progetto, io senza questa difficoltà mi sentirei completamente vuoto. Fare progettazione di impianti chimici industriali nella pur stupenda Pianura padana, sono abbastanza convinto, mi avrebbe disintegrato dentro. A volte nella vita bisogna scommettere su cavalli pazzi e avere la calma nel saperli domare e portarli dove vuoi

Senza quell’impostazione scientifica e progettuale acquisita dal percorso di studi io non avrei mai saputo fare quello che sto facendo. Senza il percorso di studi in ingegneria non sarei mai stato in grado di sviluppare il Diorama perché ti lascia quell’imprinting, quella visione di calcolo, previsione del rischio, di margini di sicurezza e tutta una serie di elementi che ho ritrovato nel mio lavoro attuale.


Cosa vedi nel futuro del Diorama cosa vedi o speri di vedere?

Ancora la stessa voglia, lo stesso amore, la stessa passione: è ciò che mi auguro. 

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