«Era una persona anaffettiva. Non vuol dire che non avesse sentimenti, ma non li sapeva esprimere». È uno dei passaggi più intensi dell’incontro con Antonello Piroso che ieri sera, nei Giardini di Palazzo d’Avalos, ha presentato il libro Papà. Anatomia di un amore disperato, pubblicato da Piemme, nell’ambito del Maggio dei Libri organizzato da Angelozzi Comunicazione, che cura anche il Vasto d’Autore Festival in collaborazione con il Comune di Vasto.

Dopo gli appuntamenti con Sigfrido Ranucci, Claudio Fava e Leonardo Mendolicchio, il pubblico vastese ha accolto il giornalista, già direttore del Tg La7 dal 2006 al 2010 e autore di monologhi teatrali dedicati a figure e vicende della storia italiana come Giorgio Ambrosoli, Enzo Tortora, Luigi Calabresi, Walter Tobagi ed Enrico Mattei.

Intervistato da Gaetano Fuiano, dirigente scolastico dell’istituto Palizzi-Mattei, Piroso racconta la genesi del libro, nato in una manciata di giorni dopo mesi di rinvii. «Ho saltato la prima scadenza, la seconda…», spiega confessando di aver trascorso quel tempo a interrogarsi su «come la casa editrice avrebbe voluto che io scrivessi il libro». Poi «il 25 dicembre sono partito da Roma, non ho incontrato nessuno, chi avrei dovuto incontrare il pomeriggio di Natale? E sono andato a Ovindoli». Nel buen retiro di famiglia è arrivata l’ispirazione: «Per sei giorni, ho scritto dalle 5 del mattino all’una di notte. Infatti il libro è un flusso di coscienza».

Racconta di «un padre manesco, non che mia madre lo fosse meno». «Ho preso sberle anche dal maestro. Un giorno mi diede un ceffone che me lo ricordo ancora oggi». Un modello educativo ormai lontano da quello attuale, sul quale Piroso concorda con chi sostiene che molti episodi di cronaca contemporanea siano «il risultato delle sberle non date». Parlando della figura paterna, l’ex direttore del Tg La7 confida: «Era una persona anaffettiva. Non vuol dire che non avesse sentimenti, ma non li sapeva esprimere perché aveva conosciuto suo padre a sei anni». E allora «come fai a manifestare affetto a tuo figlio se tu non hai avuto affetto da tuo padre?».

Fuiano gli chiede cosa non sia riuscito a dire a suo padre. Piroso ricorda una seduta dall’analista: «A quarant’anni, quando ho avuto la mia crisi esistenziale, sono andato dallo psicologo. A un certo punto lui mi dice: “Perché non ne hai parlato con tuo padre?”. “Perché non capirebbe”. “E chi te l’ha detto?”. Questo mio giudizio era un pregiudizio».

Da lì nasce un gesto. «Al suo compleanno, il 7 luglio, gli faccio un regalo e gli copio la poesia di Camillo Sbarbaro che c’è anche nel libro (intitolata Padre, se anche tu non fossi il mio, n.d.r.) e lui piange. Lì ho capito che aveva un mare dentro e non riusciva a esprimerlo e che avrei dovuto parlarci di più»
Le foto sono di Costanzo D’Angelo








