Una diffida formale alla Asl Lanciano-Vasto-Chieti per ottenere una visita urologica urgente nei tempi previsti dalla legge. È l’iniziativa intrapresa da Donato Cappello, ex appartenente alla guardia di finanza e invalido per causa di servizio, dopo che una prestazione con priorità B – da garantire entro dieci giorni – è stata fissata al 9 luglio 2026 all’ospedale San Pio di Vasto.

Nella nota inviata alla direzione generale della Asl 2 e, per conoscenza, al Difensore civico regionale, Cappello denuncia un ritardo di oltre due mesi rispetto ai tempi previsti per la classe di priorità assegnata. «La vicenda ha inizio lo scorso 27 aprile, quando a Donato Cappello viene prescritta un’impegnativa medica urgente per sintomi legati a una patologia urologica», si legge nel testo trasmesso alla nostra redazione. «Rivoltosi al Centro unico di prenotazione (Cup), la risposta della macchina burocratica è una doccia fredda: il primo appuntamento disponibile presso l’ospedale San Pio di Vasto viene fissato per il 9 luglio 2026. Oltre sessanta giorni di ritardo rispetto ai termini perentori stabiliti dalla legge per la classe di priorità assegnata».
Dopo un primo reclamo, la Asl avrebbe proposto telefonicamente una visita alternativa all’ospedale di Lanciano. Una possibilità rifiutata dal cittadino sulla base delle proprie condizioni di salute e il diritto alla prossimità delle cure. «La condizione di fragilità, certificata dall’esenzione ticket per invalidità (codice S02), rende infatti insostenibili e gravosi gli spostamenti fuori dal proprio comune di residenza». L’utente rivendica «con forza il principio di territorialità e prossimità delle cure: le inefficienze organizzative dell’azienda non possono tradursi in un danno o in un carico logistico per le categorie protette».
Cappello ha quindi attivato gli strumenti previsti dalla normativa nazionale sulle liste d’attesa, chiedendo l’accesso alla prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria (Alpi) con costi a carico dell’azienda sanitaria. «La normativa parla chiaro: laddove il sistema pubblico non sia in grado di rispettare i tempi massimi di garanzia, l’assistito ha il diritto di richiedere la prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria con oneri interamente a carico della Asl, fatto salvo il solo pagamento del ticket se dovuto», scrive ancora Cappello.
Ai numerosi solleciti inviati via Pec sarebbe seguita soltanto «una laconica comunicazione di presa in carico da parte dell’Ufficio relazioni con il pubblico», senza ulteriori risposte operative, perciò Cappello ha deciso di procedere con una formale diffida ad adempiere e costituzione in mora. «Trascorsi infruttuosamente i 30 giorni dall’avvio del procedimento amministrativo, e a fronte del silenzio-inadempimento delle istituzioni sanitarie, Donato Cappello ha inviato una formale diffida ad adempiere e costituzione in mora alla direzione generale della Asl 2», si legge ancora nel documento. Nell’atto il cittadino «intima l’azienda e i dirigenti competenti a fissare, entro il termine perentorio di due giorni lavorativi, la data definitiva per l’esame urologico da eseguirsi esclusivamente a Vasto». In caso contrario, conclude la nota, «la palla passerà alle vie giudiziarie, civili e penali, per accertare le responsabilità del ritardo e la lesione del diritto costituzionale alla salute».







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