Una scoperta quasi fortuita che arricchisce la storia vastese e del territorio di un nuovo capitolo. Tra i capannoni della zona industriale di Punta Penna è stata trovata una necropoli preromana: circa quaranta sepolture già rimosse e una stima di almeno altre 60 ancora sotto terra.

L’importante rinvenimento è avvenuto durante le operazioni preliminari per la realizzazione di un campo fotovoltaico da 900 kW. L’iter autorizzativo prevede studi per il “rischio archeologico”: è in questa fase che sono venute fuori le prime tombe. La società che intende installare i pannelli solari ha quindi incaricato gli scavi all’archeologa Giuseppina Mazzella che, con l’antropologa Samantha Fusari e la collaborazione della Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Chieti-Pescara, ha portato avanti i lavori.
Video Nicola Cinquina
Le tombe sono di epoca preromana, riconducibili, da una prima analisi, ai frentani, datate nel IV/V secolo Avanti Cristo. Gli scheletri rinvenuti appartengono 40 differenti sepolture, in gran parte di adulti, ma non mancano resti di individui di giovanissima età. Le salme sono state seppellite agli oggetti usati in vita: monili in pasta vitrea, armi come punte di lancia e giavellotti, cinturoni, fermacapelli, olle ai piedi dei defunti.
La villa romana
In questa eccezionale scoperta non ci sono solo le tumulazioni. Nella stessa area è emerso il perimetro di una struttura, forse una villa. Questa, da una prima analisi, è di età romana (grazie ai reperti rinvenuti al suo interno), ma probabilmente è stata edificata su una costruzione già esistente. Le mura sono state protette con tessuto-non tessuto e ricoperte nuovamente per eventuali futuri interventi.


Scavi lontani dai riflettori
L’iter è partito oltre un anno fa con la richiesta di Pas (Procedura Abilitativa Semplificata, consentita per i progetti al di sotto di 1 MW di potenza), mentre i lavori di scavo – le trincee hanno seguito il posizionamento dei moduli previsto dal progetto – sono durati circa tre mesi. Le ultime fosse sono state ricoperte qualche giorno fa.
Un’opera delicata e minuziosa condotta nel più stretto riserbo, lontano dai riflettori, per evitare l’interesse di saccheggiatori, i cosiddetti tombaroli, e curiosi visto che alcuni scavi hanno superato anche i tre metri di profondità. Una volta asportati, i resti umani e i reperti sono stati trasferiti a Chieti, nella sede della Soprintendenza dove saranno ricomposti e studiati; l’obiettivo è riportarli a casa (nei musei d’Avalos?) in futuro e renderli fruibili al pubblico, come conferma l’assessore all’Ambiente del Comune di Vasto, Gabriele Barisano che parla di «scoperta rilevante» [LEGGI].

Sul terreno la Comunità energetiche spa di Terni (che ha finanziato gli scavi e ha in progetto impianti solari simili anche a San Salvo, LEGGI) installerà i pannelli solari sotto ai quali probabilmente saranno realizzati parcheggi a servizio della costa di quella zona; i moduli saranno installati nelle porzioni dalle quali i resti sono stati già rimossi. L’energia prodotta sarà invece destinata alle aziende della zona industriale.
Capitolo inedito
La scoperta apre un capitolo inedito nella storia del territorio. Non mancano scenari e suggestioni, come l’eventuale ricerca dell’abitato – che solitamente non si trovava lontano dalle necropoli – e lo studio dei motivi che spinsero i frentani a lasciare quella zona.
La loro presenza nell’area non è certo una novità, siti simili si trovano in Molise (Larino, Termoli e Guglionesi), mentre nel Vastese sono stati trovati finora piccoli gruppi di tombe. Quella di Punta Penna, invece, è una vera e propria necropoli che fa pensare a una comunità numerosa e strutturata.

In alcuni testi, i frentani sono descritti come una sorta di briganti «arroccati su scoscesi abitati costieri da cui spiavano il mare, pronti a saccheggiare le navi che su quelle coste avessero fatto naufragio» (cfr. Dall’antica Histonium al castello del Vasto).
È possibile auspicare che siamo solo all’inizio di queste nuove pagine di storia e dell’iter di valorizzazione del prezioso lavoro svolto finora.







