Si cercano soluzioni per scongiurare l’emergenza idrica sulla costa. Stamattina, nella sede del Consorzio di Bonifica Sud di Vasto, si è svolta la riunione urgente dopo la grave rottura dell’adduttore principale “Trigno” in territorio di Fresagrandinaria. Questa è l’unica infrastruttura destinata al trasporto delle acque derivate dalla traversa di San Giovanni Lipioni per gli usi potabili, industriali e irrigui di valle (marine e zone industriali di San Salvo, Vasto e Montenero di Bisaccia); 60 metri di condotte sono stati spazzati via dalla furia dell’acqua.

All’incontro hanno preso parte Regione Abruzzo, direttore dell’agenzia regionale di protezione civile, presidente della Provincia di Chieti e sindaco di Vasto, sindaca di San Salvo, Arap e Arap Servizi e Consorzio di Bonifica Basso Molise: unanime la necessità di ripristinare in tempi brevi la condotta. «Sono state esaminate tutte le alternative possibili ed è stata acquisita la disponibilità da parte dell’agenzia regionale di protezione civile per un supporto sia tecnico che economico», dice il presidente del consorzio Nicolino Torricella.
Per le attività di ripristino bisognerà attendere però migliori condizioni condizioni meteo e il rientro del livello del fiume Trigno in parametri ordinari: solo allora sarà possibile accedere in sicurezza alle aree interessate dall’esondazione.
Nel frattempo, i Comuni interessati stanno invitando la popolazione «a ridurre il consumo d’acqua allo stretto necessario fino al ripristino delle normali condizioni».
Ma quella della costa è solo una piccola parte dell’emergenza. La rottura all’adduttrice principale del fiume Sinello a Roccaspinalveti a causa di una frana, si profilano disagi per ben 15 Comuni (Atessa, località Quercia Nera e Carapelle, Carpineto Sinello, Carunchio, Casalanguida, Celenza sul Trigno, Dogliola, Fresagrandinaria, Guilmi, Lentella, Liscia, Palmoli, Roccaspinalveti, San Giovanni Lipioni, Tornareccio, Tufillo). La rottura è avvenuta a poca distanza da quella che, due anni fa sempre a Roccaspinalveti, portò a un emergenza di quasi due settimane. La Sasi non ha indicato tempistiche perché lo stato dei luoghi rende difficili gli interventi.







