Sul futuro dei tre figli della famiglia nel bosco aleggia l’incertezza. Sono trascorsi quattro giorni dall’ordinanza del Tribunale dei minorenni dell’Aquila. I giudici hanno disposto l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia di Vasto e il trasferimento dei figli in un’altra struttura. La prima parte dell’ordine perentorio dei giudici minorili è stata applicata la sera stessa, quando la donna, a bordo del van guidato dal marito Nathan, ha varcato il cancello della struttura di via Incoronata per tornare nel casolare di Palmoli 106 giorni dopo il trasferimento nella comunità Genova Rulli. La seconda disposizione del provvedimento giudiziario è rimasta disapplicata nei quattro giorni che sono trascorsi. Si cerca di evitare il trasferimento della bambina di 9 anni e dei gemelli di 7. Anche perché di strutture disponibili a finire al centro dell’attenzione mediatica che la vicenda ha suscitato non ce ne sono molte.

In un comunicato, la presidente del Tribunale dei minori, Cecilia Angrisano, e il procuratore, David Mancini, parlano di «clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie tuttora in fase istruttoria, da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti». Già nell’ordinanza avevano richiamato il rispetto del Testo unico dei doveri del giornalista e della Carta di Treviso, carte deontologiche che regolano i rapporti tra informazione e infanzia.

«Ogni procedimento minorile prevede tempi di valutazione e accertamento volti a individuare e realizzare il superiore interesse dei minori coinvolti, per la cui determinazione ci si avvale anche del contributo delle scienze specialistiche di riferimento». Le decisioni «sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori, ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore, soggetto di diritti». «Si auspica, perciò, che la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private de soggetti coinvolte e di tutte le istituzioni chiamate ad operare sia fondamentale per la migliore gestione di queste sofferte vicende umane».
Ieri la garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis, ha varcato di nuovo la porta della casa famiglia. Alla ricerca di una soluzione che possa evitare ai figli il trauma di un ulteriore trasferimento









