La ricandidatura a tempo determinato strettamente legata alle elezioni amministrative di Chieti in programma il 24 e 25 maggio. Francesco Menna affronterà la campagna elettorale che porta alle elezioni provinciali del 15 marzo con la consapevolezza che nella migliore delle ipotesi, la vittoria contro il primo cittadino di Ortona, dovrà lasciare tra poco più di un anno, cioè quando scadrà il suo secondo mandato da sindaco di Vasto. L’essere sindaco è infatti il requisito primario per rivestire la carica di presidente di Provincia che dura quattro anni (a differenza del consiglio che si rinnova ogni due).

Contattato da Chiaro Quotidiano, Menna spiega il perché di una scelta che, molto probabilmente, l’anno prossimo rimetterà in moto la macchina elettorale: «Il presidente della Provincia non è detto che duri quattro anni. Nel senso che, se alle Amministrative di Chieti si vince, allora sì: ci sarà un consiglio comunale di centrosinistra che consentirà di mantenere anche quello provinciale. Se si perde a Chieti, al rinnovo del consiglio provinciale, che avviene ogni due anni, io decadrei lo stesso perché mutano le condizioni politiche e al primo Bilancio mi farebbero saltare (il riferimento è all’eventualità di avere un presidente di Provincia di centrosinistra e un consiglio provinciale di centrodestra, ndr)».

«Se si vince a Chieti si apre una partita su chi potrà essere il presidente della Provincia dopo di me. Un sindaco di centrosinistra che ha iniziato il secondo mandato ha le condizioni di serenità e sicurezza per fare questo ruolo che è molto impegnativo, come è successo a me nel 2021. Io, in precedenza, rifiutai di candidarmi a presidente della Provincia al primo mandato da sindaco perché dovevo lavorare bene a Vasto».
«Il primo cittadino di Chieti potrebbe così esercitare questo ruolo, tenuto pure conto che vive nella stessa realtà e amministra addirittura dallo stesso palazzo – continua Menna che nella sua risposta allude all’eventuale conferma di Diego Ferrara, la cui candidatura alle Amministrative è però vincolata alla disponibilità o meno di Giovanni Legnini – Si apre quindi una riflessione nel centrosinistra rispetto a quella che potrebbe essere la nuova squadra di governo».
Sulle tensioni che pure ci sono state all’annuncio di qualche settimana fa, Menna dice: «È una ricandidatura che partito, coalizione e squadra uscente mi hanno chiesto. C’è stato un momento di fibrillazione, com’è naturale che accada in politica, dovuto al fatto che i socialisti volevano una rappresentanza (oggi individuata nel vastese Nicola Di Stefano [LEGGI], ndr) e che altri partiti volevano impegni su una parte di programma. Oggi siamo tornati a essere una squadra coesa che lavora per lo stesso obiettivo».

«Il mio auspicio – conclude il presidente uscente – è una riforma delle Province che non preveda più il voto ponderato e la partecipazione solo degli amministratori comunali. È necessario anche per non alimentare più l’astensionismo diffuso e questo allontanamento dalle istituzioni».









