Trasferimenti negati, mancato riconoscimento delle professionalità e, in generale, un disallineamento rispetto alle policy degli altri stabilimenti. A denunciare la situazione sono le rsa Fit Cisl del sito Amazon di viale Germania a San Salvo.
Con un lungo comunicato, il sindacato interviene su diverse criticità riscontrate nei confronti dei lavoratori. Innanzitutto, i trasferimenti rispetto ai quali si riscontra una «gestione rigida e distante delle richieste». Il riferimento è alla possibilità di chiedere lo spostamento in altri siti per necessità di avvicinamento al domicilio certificate e gravi esigenze familiari come previsto dalla legge 104. «Richieste formalmente motivate che non trovano considerazione», denuncia la Cisl che poi aggiunge: «La legge 104 non può essere trattata come un fastidio organizzativo».

Ulteriori differenze con gli altri stabilimenti sono la job rotation e le pausa: «Nonostante vi siano lavorazioni pesanti che andrebbero effettuate per massimo 4 ore e mansioni che possono avvicendarsi, risultano operatori bloccati su posizioni usuranti e altri obbligati a percorrere oltre 22 km in un turno di lavoro oltre all’attività manuale. Ruotare oltre a sgravare la movimentazione manuale dei carichi migliorerebbe anche l’impatto psicologico sul lavoratore a vantaggio di entrambe le parti. Il diritto alla pausa, inoltre, non può essere ostacolato da carichi e pressioni che lo rendono impraticabile o limitata dalla distanza tra l’area break e i piani».
Sulle settimane retribuite aggiuntive, i sindacalisti spiegano: «Amazon le ha eliminate: rappresentavano un sostegno concreto alle famiglie. Oggi quelle settimane vengono ridotte e riformulate, e l’operazione che veniva presentata come un “miglioramento” di fatto si rivela un arretramento. Si tolgono strumenti reali di conciliazione vita-lavoro trasferendo il peso economico e organizzativo sulle famiglie dei lavoratori. La genitorialità non può essere trattata come una voce da tagliare serve invece l’estensione del periodo di fruizione e il ripristino delle settimane aggiuntive».
Sicurezza e privacy, «limiti che devono essere rispettati, troppe le segnalazioni di manager e capisquadra che “assistono” i lavoratori in infermeria oltre al personale medico: i dati sanitari sono dati sensibili, protetti dal Gdpr e dalla normativa italiana, non possono essere trattati o utilizzati oltre i limiti di legge. Il datore di lavoro può conoscere solo il giudizio di idoneità, non dettagli clinici. La tutela della riservatezza è parte della dignità del lavoratore».

Altro nodo da risolvere è quello dell’opacità sulle carriere: «Nel sito Psr2, tecnologicamente tra i più avanzati, in cui si effettuano sperimentazioni come: il progetto droni o l’internalizzazione della movimentazione dei semirimorchi; operano lavoratori che svolgono quotidianamente funzioni di coordinamento, gestione operativa e controllo di processo, responsabilità riconducibili a livelli superiori del Contratto Nazionale. Le competenze e le responsabilità di queste professionalità, vengono usate senza il riconoscimento formale ed economico, inquadrandole come mansioni ordinarie».
«Si aggiunga, inoltre, che su numerose candidature solo alcuni superano i panel di selezione ma molti (troppi) non ricevono alcun riscontro chiaro sugli esiti o sulle motivazioni dell’esclusione. Sulle candidature sono accaduti fatti che destano curiosità: diverse sono le esclusioni di lavoratori casualmente iscritti al sindacato quasi da far pensare che l’appartenenza sindacale costituisca ostacolo alla carriera; mentre invece alcuni successi hanno collocato in posizioni di comando diversi coniugi di ruoli apicali. Una casualità, questa, unica del PSR2 di San Salvo: strettissime parentele tra Am (Capi Area) e Hr (Risorse Umane) tanto che laddove un responsabile di risorse umane si trovi ad arbitrare un processo tra un Capo Area (suo coniuge) e un operatore diventa difficile per quest’ultimo sentirsi garantito senza avere il dubbio del conflitto di interessi. Una dinamica che contribuisce a generare sfiducia e dubbi forse legittimi, la quale sollevata dalla Fit Cisl nel sito e poi riportato in un verbale apposito ha prodotto l’unico risultato di ingenerare una fitta tensione».

«Non siamo di fronte a episodi isolati – conclude il sindacato – ma a un modello organizzativo che pretende sempre di più e riconosce sempre meno. Questa non è solo una nostra percezione ma ci viene riportato puntualmente ogni volta da ben quattro assemblee di 100 lavoratori che non si erano incontrati prima. Tra l’altro proprio in occasione del volantinaggio per informare le lavoratrici e i lavoratori dell’ultima assemblea sindacale, l’azienda ha scelto di relegarci in un’area marginale del sito, lontana dall’ingresso principale (usato dalla maggior parte del personale) confinando il sindacato in un angolo per limitarne l’efficacia, colpendo un diritto di tutti».
«Non accettiamo che l’attività sindacale venga tollerata solo quando non disturba, la libertà sindacale non è una concessione aziendale ma un diritto collettivo garantito dallo Statuto dei lavoratori e dalla Costituzione italiana. La libertà non si sposta di qualche metro per essere meno visibile: la libertà si difende. Sempre disponibili al confronto che più volte abbiamo cercato noi, ma finora ci sembra di essere abusati della nostra collaboratività», chiosano i rappresentanti sindacali aziendali della Fit Cisl Abruzzo Molise.
«Riteniamo che il comprimere diritti consolidati ed ignorare situazioni di fragilità evidenti dipenda dalla giovane età dello stabilimento che ha sicuramente bisogno dell’intervento di Amazon Italia per trovare quell’ equilibrio che manca».









