Truffe telefoniche sempre attuali, i messaggi dai finti Cup e Pagopa

Cambiano i testi del messaggio, ma l’obiettivo è sempre quello di truffare gli ignari utenti. Torniamo a parlare dell’odioso fenomeno dei tentativi di truffa perpetrati attraverso l’invio di Sms o messaggi WhatsApp.

Negli ultimi giorni, sono state le forze dell’ordine a rilanciare l’allarme sull’ultima versione del raggiro, ovvero l’invito a votare un famigliare in un fantomatico concorso di ballo [LEGGI]. Nel frattempo proseguono i tentativi ormai ben noti. Nella giornata di ieri due lettori ci hanno segnalato i seguenti messaggi Sms con l’intento di mantenere alta l’attenzione ed evitare la riuscita del raggiro.

Nel primo caso: «Si prega di contattare con urgenza i nostri uffici CUP Centro Unico Primario al numero 89XXXXXX per importanti comunicazioni che la riguardano». Si tratta di una variante di un altro testo ben noto che a volte cita il Caf o altri enti e servizi [LEGGI]. La speranza dei truffatori nell’invio di migliaia di Sms è di beccare qualcuno realmente in attesa di una chiamata da uno degli uffici menzionati. Vale la pena ricordare che Cup, Caf ecc. non usano numeri (a pagamento) di questo genere. Si consiglia, quindi, di cancellare il messaggio e, nel caso si stia attendendo una chiamata, verificare con i contatti ufficiali della Asl di riferimento o degli altri uffici.

Nel secondo caso: «Pagopa:Transazione di 899,00 euro in uscita. Per INFO/BLOCCHI chiama il: +39XXXXXXXXXX». In questo caso il presunto mittente sarebbe PagoPA, ovvero il sistema online per effettuare pagamenti verso le pubbliche amministrazioni; il lettore che lo ha ricevuto non stava effettuando alcun pagamento. Messaggi simili che invitano a chiamare un altro numero mobile non vengono inviati da PagoPA come ribadito nel sito ufficiale del servizio [LEGGI]. Anche in questo caso si consiglia di cestinare il messaggio.

Difficile arginare fenomeni del genere che si basano su sistemi automatizzati in grado di inviare centinaia di migliaia di messaggi al giorno. Di recente le indagini partite da Chieti hanno permesso di smantellare una delle tante centrali di invio, in quel caso in Toscana.

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