Ancora tensione nel carcere di Vasto. Nella serata di ieri quattro assistenti della polizia penitenziaria sono stati aggrediti durante un servizio di scorta al pronto soccorso dell’ospedale San Pio da Pietrelcina.

A denunciarlo è Giovanni Notarangelo, delegato della Uil Pa, che parla di «ennesimo episodio di aggressione fisica» ai danni del personale. Secondo quanto riferito, protagonista dell’episodio sarebbe stato un internato «dall’alta pericolosità sociale», già noto per essersi allontanato dall’istituto a inizio anno approfittando, sottolinea il sindacato, della carenza di personale in servizio.

L’uomo era stato tradotto in ospedale dopo aver ingerito tre pile. Una volta all’interno di una saletta di attesa del pronto soccorso, avrebbe aggredito gli agenti «con calci, gomitate e qualsiasi altra mossa atta a offendere». Nonostante fosse ammanettato sin dall’uscita dal carcere, avrebbe tentato di sfilare le pistole dalle fondine degli agenti, nel tentativo di sottrarsi nuovamente alla custodia.
La situazione si è sbloccata grazie all’intervento di una pattuglia del Commissariato di Vasto, allertata in via preventiva dalla sorveglianza generale. «Una collega, avendo con sé dello spray al peperoncino, è riuscita a far desistere l’internato», riferisce il sindacato. Gli agenti coinvolti hanno riportato contusioni e sono stati sottoposti alle cure del caso.
Per la Uil Pa l’episodio riaccende i riflettori su un problema più ampio. «Riaprire gli ospedali psichiatrici giudiziari è un passaggio che la politica ha il dovere di affrontare e risolvere», afferma Notarangelo. «Se questo Paese si definisce civile, allora è giunto il momento di rivedere la misura di sicurezza o di pensare di abolirla definitivamente».
Il sindacato denuncia da tempo le condizioni dell’istituto vastese e la gestione dei detenuti con disturbi psichiatrici. «Abbiamo perso il conto delle denunce e dei comunicati scritti negli anni», sostiene la sigla, che critica anche la recente riapertura del terzo piano della struttura, definita «fatiscente» e priva, secondo la Uil, di adeguate condizioni per il trattamento penitenziario.









