Dai grandi progetti alle soluzioni minimaliste: quando la montagna partorisce il topolino

Per anni la nuova viabilità del Vastese è stata raccontata prospettando scenari imponenti. Variante alla Statale 16, nuovi collegamenti verso l’autostrada, raddoppio della statale 650 Trignina. Sulla carta, una rivoluzione infrastrutturale destinata a ridisegnare l’accesso alla città e al suo territorio. Nella realtà, però, la montagna ha finito per partorire il proverbiale topolino.

La storia recente parla in modo chiaro. La variante che avrebbe dovuto aggirare completamente l’abitato di Vasto, liberando Vasto Marina dal traffico pesante e riducendo l’impatto dello smog, è stata progressivamente snellita. Negli anni si sono ipotizzate opere strutturate con un tracciato ampio. Ma tra resistenze politiche, dubbi tecnici, contestazioni ambientali e timori dei residenti, il quadro è cambiato.

Il risultato è la mini-variante: un collegamento che partirà dai piedi di Montevecchio e proseguirà in direzione San Salvo e casello Vasto Sud. Un’opera più corta, meno invasiva e sicuramente più realizzabile, ma anche con un impatto molto inferiore rispetto alle promesse del passato. Le criticità di Vasto Marina – traffico, inquinamento e congestione nei mesi estivi – restano sostanzialmente irrisolte. Il tutto al netto di un iter ancora farraginoso, in cui addirittura il ministero dell’Ambiente chiede di rivalutare la variante più impattante, quella con ponti e gallerie.

Storia analoga quella della Fondovalle Trigno. Da oltre vent’anni si parla del raddoppio della carreggiata, intervento considerato da più amministrazioni come strategico per collegare l’entroterra all’A14. Anche qui, dossier, promesse, visite ministeriali e conferenze stampa sembravano preludere a una trasformazione significativa.

Finché, nelle scorse settimane, al ministero delle Infrastrutture è arrivata la conferma: niente raddoppio. L’ipotesi di ampliamento a due corsie per senso di marcia è stata accantonata. L’intervento si limiterà a raddrizzare un tratto tortuoso e rifare due svincoli. Lavori utili, certo, ma lontanissimi dalle aspettative costruite negli anni.

Nei casi della SS16 come della Trignina, la traiettoria politica e amministrativa sembra la stessa: grandi visioni iniziali, ostacoli crescenti e, alla fine, soluzioni ridotte all’osso. Una dinamica che lascia sul campo un senso di incompiutezza e la percezione di un’occasione mancata per affrontare problemi strutturali e ormai cronici.

Il Vastese, ancora una volta, si ritrova con interventi parziali invece che con una vera strategia di mobilità. A dimostrazione di come, troppo spesso, la montagna partorisca il topolino.

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