Sanzioni per i valori oltre la norma, Sasi: «Scarichi anomali e non autorizzati»

Dopo la doppia sanzione per scarichi fuori norma a Ortona, la Sasi interviene parlando di sversamenti anomali. I militari della guardia costiera hanno elevato sanzioni nei confronti della società che gestisce il servizio idrico integrato dopo le ispezioni e le verifiche all’impianto di depurazione “Tamarete” che hanno accertato la non conformità dei reflui e l’assenza di autorizzazione allo scarico in un fiume.

«L’attività ispettiva ha rilevato una non conformità limitata ad un singolo parametro microbiologico (Escherichia coli) e un’anomalia cromatica delle acque reflue in uscita dall’impianto – spiega la Sasi – Si evidenzia che non è stato riscontrato alcun superamento dei valori limite di emissione relativi a sostanze chimiche pericolose, metalli pesanti o altri inquinanti ambientali rilevanti di cui alle Tabelle 3/A e 5 dell’Allegato 5 alla Parte Terza del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell’Ambiente).

«Una circostanza, questa, che assume carattere dirimente per una corretta lettura dei fatti – puntualizza il presidente Nicola Scaricaciottoli – come invece lasciato intendere da alcune ricostruzioni  fuorvianti. Le anomalie accertate risultano riconducibili, con elevato grado di probabilità tecnica, alla presenza di scarichi anomali, non autorizzati e non compatibili con le caratteristiche qualitative e quantitative degli affluenti ammissibili all’impianto di depurazione. Tali immissioni illecite, già oggetto di ripetute e documentate segnalazioni dalla società agli enti competenti per territorio, incidono in modo significativo sull’equilibrio biologico del sistema depurativo a fanghi attivi, compromettendone la funzionalità operativa».

L’impianto tratta reflui sia civili sia industriali provenienti da un’ampia area territoriale. «A fronte di utenze regolarmente censite e autorizzate ai sensi dell’art. 124 del D.Lgs. 152/2006, sono state ripetutamente riscontrate immissioni non autorizzate, non registrate e non compatibili con il corretto funzionamento del sistema depurativo, in violazione delle prescrizioni di cui all’art. 101 e art. 103 del medesimo Codice».

«Ci troviamo spesso a operare in condizioni non pienamente controllabili, subendo gli effetti di condotte illecite poste in essere da terzi – aggiunge Pio D’Ippolito, direttore area tecnica della Sasi – la responsabilità del gestore deve essere valutata alla luce del principio di proporzionalità e dell’effettiva possibilità di controllo sulle fonti di inquinamento. Gli impianti di depurazione a fanghi attivi costituiscono sistemi biologici complessi, il cui equilibrio può essere compromesso da immissioni non conformi, con effetti che non sono immediatamente riconducibili alla gestione operativa dell’impianto stesso, ma dipendono da fattori estranei. La Sasi ha sempre garantito la massima collaborazione con gli organismi di controllo competenti e ha prontamente adottato le misure tecniche necessarie per il ripristino delle condizioni di conformità ai valori limite di emissione, proseguendo negli interventi di ammodernamento di infrastrutture caratterizzate da condizioni di vetustà ereditate dai Comuni».

Il presidente Scaricaciottoli sottoline inoltre «l’impegno della Sasi nella tutela ambientale e nella gestione responsabile del servizio idrico integrato, pur evidenziando che nel caso di specie, le responsabilità non risultano imputabili alla società in ragione della condotta illecita di terzi e per l’impossibilità di controllo sulle immissioni non autorizzate nella rete fognaria. È importante fare chiarezza e rappresentare i fatti in maniera corretta altrimenti si rischia di penalizzare gli sforzi e gli investimenti fatti dalla società, generando non solo confusione ma anche responsabilità che non hanno un fondamento giuridico».

L’auspicio dei vertici Sasi è quindi «ristabilire il quadro corretto della situazione e favorire una costruttiva e attenta collaborazione tra tutti i soggetti istituzionali coinvolti con l’obiettivo di individuare e perseguire i reali responsabili delle condotte illecite, anche attraverso sanzioni penali. È importante garantire una uniformità di approccio tra gli organismi di controllo, affinché l’azione amministrativa si fondi su criteri di equità, collaborazione e piena considerazione delle effettive responsabilità, nel rispetto dei principi di legalità e proporzionalità che governano l’esercizio della potestà sanzionatoria in materia ambientale».

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *