La lettera alla presidente Brambilla: «Minori allontanati dalle famiglie, la riforma sia condivisa»

Una critica alla proposta di legge sugli allontanamenti dei minori dal nucleo familiare e un invito a una riforma più ampia e condivisa del sistema. È il senso della lettera aperta indirizzata da Antonio Borromeo, fondatore dell’associazione Papi Gump per la bigenitorialtà, a Michela Vittoria Brambilla, presidente della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, dopo la presentazione del disegno di legge sul tema.

Antonio Borromeo (associazione Papi Gump)

Nel testo si contesta il metodo con cui sarebbe maturata l’iniziativa legislativa, ritenuta insufficiente rispetto alla complessità della materia. «Su temi così delicati non si può legiferare sull’onda dell’emotività o dei riflettori mediatici», si legge nella lettera, che richiama l’attenzione sulle criticità denunciate da anni da associazioni e attivisti.

Michela Vittoria Brambilla

L’autore sottolinea come il sistema degli allontanamenti sia da tempo al centro di polemiche e contestazioni, soprattutto per il peso attribuito alle relazioni dei servizi sociali nelle decisioni dei giudici. Nella lettera viene però condiviso un punto della proposta di Brambilla, cioè la necessità di sanzionare eventuali comportamenti scorretti da parte degli operatori: «Siamo perfettamente d’accordo: la necessità di punire gli assistenti sociali che scrivono relazioni menzognere o non corrispondenti alla realtà».

Per il resto, la richiesta è quella di una riforma organica del sistema, che vada oltre il singolo intervento normativo. Tra i punti indicati: revisione delle procedure di allontanamento, controlli più rigorosi sulle relazioni e sulle decisioni, maggiore trasparenza nelle case famiglia e un riequilibrio tra il ruolo dei servizi sociali e quello della magistratura.

«Qui stiamo parlando di bambini e bambine, del loro equilibrio psicologico e del loro futuro», si legge ancora, con l’invito a mettere da parte le divisioni politiche per costruire una riforma condivisa. E ancora: «Se esistono responsabilità, dovrebbe essere chi compie la violenza ad essere allontanato, non il bambino dalla propria casa».

La conclusione è un appello alla prudenza: su una materia così sensibile, viene ribadito, servono «prudenza, equilibrio e soprattutto un grande lavoro comune, che includa tutte le parti coinvolte».

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