Non più la distanza come criterio per realizzare gli impianti, ma la redditività del terreno. Il presidente della commissione regionale Agricoltura, Sviluppo economico e Attività produttive, Nicola Campitelli, ha anticipato ieri a San Salvo quelle che potranno essere le modifiche normative sull’installazione dei pannelli foto/agrivoltaici sui terreni.

L’occasione è stata l’iniziativa organizzata dall’associazione Il bosco e la bandiera per l’anniversario dell’occupazione di Bosco Motticce. Dalle lotte per la terra e il lavoro alla fuga dalle campagne: quale futuro per l’agricoltura abruzzese?, il titolo del convegno che ha messo al centro l’abbandono delle terre e le misure per contrastarlo.
Dopo i saluti istituzionali di Emanuela De Nicolis (sindaca di San Salvo), di Nicola Valentini (presidente della BCC Valle del Trigno), Tiziana Magnacca (assessora regionale alle Attività produttive) e Carlo Moro (consigliere provinciale), il presidente dell’associazione Gabriele Marchese ha introdotto il tema centrale dell‘appuntamento.

«Non è possibile che terre fertili come le nostre vengano abbandonate – ha detto l’ex sindaco sansalvese – Oggi, se si guarda la valle del Trigno, si notano sempre meno alberi di pesco in fiore, al loro posto ci sono terreni abbandonati e tantissimi pannelli solari. È questo il futuro? È necessario riportare i giovani alla terra. Agendo in modo sinergico è possibile. La nostra associazione vuole dare un piccolo contributo».
Il fenomeno descritto da Marchese si può notare soprattutto nei terreni della piana del Trigno in territorio di Montenero di Bisaccia, ma a breve potrebbe riguardare quelli abruzzesi nei quali sono in itinere diversi procedimenti autorizzativi [Arap, Comunità energetiche spa].

Terre e produzione energetica sono state al centro dell’intervento di Campitelli. Un rapporto non sempre facile, che Governo e Regione hanno cercato di regolamentare con i decreti degli anni scorsi per individuare le aree idonee all’installazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili.

«Siamo in un’epoca particolare, quella della transizione energetica, del green deal – ha detto il consigliere regionale – C’è il binomio agricoltura-energia. Il Governo ci ha dato il compito da fare a casa: impianti per una potenza complessiva di 2,2 GW entro il 2030».
Campitelli ha ricordato della legge regionale sulle Aree idonee che ha fatto registrare aspre polemiche tra schieramenti politici e portatori di interessi: «È stato un parto travagliato, ma abbiamo fatto prevalere la nostra vocazione agricola. Siamo stati molto stringenti su dove si possono realizzare gli impianti».

A breve, la Regione dovrà avviare un nuovo percorso per adeguarsi ai cambiamenti normativi occorsi nel frattempo a livello nazionale: «Probabilmente il buffer (la distanza) da autostrade e zone industriali passerà da 500 a 300 metri. Nella nuova normativa non ci sono più aree non idonee. La nuova classificazione delle zone distingue aree idonee dove gli iter autorizzativi saranno semplificati, aree nelle quali i procedimenti avranno un percorso ordinario e aree agricole dove sarà interdetta ogni installazione di questo tipo».

In Regione, quindi, partirà una nuova fase di confronto con i portatori d’interesse. Una delle novità principali potrebbe essere la distanza non più principale criterio per autorizzare o no impianti energetici a terra. «Non credo sia giusto il criterio della distanza per individuare le aree idonee – ha anticipato Campitelli – ma penso sia meglio introdurre quello della redditività. Un agricoltore potrebbe avere un terreno che non rende a livello di produzione agricola e, allo stesso tempo, non poterlo sfruttare per impianti fotovoltaici, bisogna evitarlo. In questo dovremo essere bravi a trovare un equilibrio».









