Pubblica illuminazione non pagata all’Enel, Corte dei conti assolve due ex dirigenti comunali

Non hanno perpetrato alcun danno alle casse del Comune di Vasto. La Corte dei conti, sezione giurisdizionale per l’Abruzzo, ha assolto due ex dirigenti comunali nel processo sul presunto danno erariale legato a un contenzioso sulla pubblica illuminazione. Il collegio giudicante – composto dal presidente, Bruno Domenico Tridico, e dai giudici Andrea Liberati e Gianpiero Madeo – ha respinto la richiesta della procura contabile nei confronti dell’ex dirigente dell’Urbanistica, Pasquale D’Ermilio, e dell’ex responsabile dell’Avvocatura comunale, Vincenzo Marcello, ritenendo non provata la presenza di dolo o colpa grave.

Vasto, pubblica illuminazione

Al centro del procedimento il pagamento, da parte del Comune, di 484mila 980 euro tra interessi legali e spese di lite dopo la causa persa con la società Enel Sole. La vicenda riguardava fatture per la fornitura di energia elettrica destinata all’illuminazione pubblica relative al periodo marzo–dicembre 2013. Il Comune non le aveva pagate ritenendo fosse sopravvenuta un’eccessiva onerosità dei costi.

L’accusa

Secondo la procura regionale della Corte dei conti, il danno erariale sarebbe derivato da due comportamenti ritenuti gravemente colposi: il mancato pagamento tempestivo delle fatture da parte dell’amministrazione comunale; l’opposizione al decreto ingiuntivo emesso nel 2016 dal Tribunale di Vasto a favore della banca cessionaria del credito, la Banca Sistema. Per i magistrati contabili, il Comune avrebbe dovuto liquidare subito le somme richieste dalla società fornitrice, mentre l’opposizione in giudizio sarebbe stata priva di adeguati presupposti tecnici. La procura aveva quindi attribuito il danno in parti uguali ai due dirigenti, ritenendo che la loro condotta avesse provocato l’aumento degli interessi e delle spese processuali.

La difesa

Difesi dagli avvocati Luigi Masciulli e Giuseppe Gileno, i due ex dirigenti hanno contestato ogni responsabilità. D’Ermilio ha sostenuto di non aver avuto conoscenza diretta delle fatture insolute, spiegando che la gestione del rapporto con la società era seguita dal responsabile dei servizi manutentivi. Marcello, invece, ha affermato che la decisione politica di opporsi al decreto ingiuntivo spettava al sindaco, mentre l’ufficio legale si era limitato a formalizzare l’incarico all’avvocato che seguiva la causa. Le difese hanno inoltre evidenziato che la controversia giuridica sulla cessione del credito nei confronti della pubblica amministrazione era particolarmente complessa e caratterizzata da orientamenti giurisprudenziali contrastanti.

La sentenza

I giudici hanno respinto la tesi accusatoria, ritenendo che non sia stato dimostrato il requisito della colpa grave, necessario per configurare la responsabilità amministrativa.

Per quanto riguarda D’Ermilio, la Corte ha riconosciuto che il dirigente aveva un obbligo di vigilanza sul servizio manutenzioni, ma ha rilevato che la gestione operativa del rapporto con il fornitore era affidata a un responsabile di servizio, il geometra incaricato di seguire le pratiche e gli impegni di spesa. In assenza di segnalazioni o anomalie evidenti, la mancata liquidazione delle fatture non può essere considerata una negligenza grave del dirigente.

Sulla posizione di Marcello, invece, la Corte ha evidenziato che la scelta di opporsi al decreto ingiuntivo non era manifestamente irragionevole. La questione giuridica alla base della causa – relativa alla validità della cessione del credito verso il Comune – era infatti oggetto di interpretazioni contrastanti. Non a caso il Comune aveva ottenuto una sentenza favorevole in primo grado, poi ribaltata in appello.

Secondo i giudici, proprio l’esistenza di pronunce discordanti dimostra che la decisione di resistere in giudizio non poteva essere considerata temeraria o palesemente infondata.

Alla luce di queste valutazioni, la Corte dei conti ha respinto integralmente la domanda risarcitoria della Procura, escludendo la responsabilità amministrativa dei due ex dirigenti.

Le spese di giudizio, pari a 2.408 euro ciascuno oltre oneri di legge, sono state poste a carico del Comune di Vasto.

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