Abruzzo: tra unioni e fusioni di città. Dei primi 10 comuni, a Vasto la maggiore crescita demografica dal 2001

Chiaro e tondo è lo spazio dedicato al confronto di opinioni sullo sviluppo dell’Abruzzo, con un’attenzione particolare al Vastese. Uno spazio di idee, riflessioni e proposte, per stimolare dibattito e approfondimento su economia, infrastrutture, visione del futuro e cultura. Quest’anno ricorre il 50° anniversario della presentazione del Piano Kurokawa, il progetto di pianificazione intercomunale che, secondo il grande urbanista giapponese, avrebbe dovuto portare a una fusione tra Vasto e San Salvo. Il tema dell’unificazione ricorre anche in vista dell’istituzione della Grande Pescara, la città che unirà Pescara, Montesilvano e Spoltore. Cosa deve fare il territorio del Vastese per non essere ancor di più periferico? In questa nuova puntata della rubrica, alla domanda risponde il professor Luigi Murolo, storico.

Luigi Murolo

Al 2026 i comuni italiani sono passati dagli 8092 del censimento del 2011 ai 7895 attuali. La riduzione demografica italiana è determinante per cogliere l’importanza delle città e ai servizi ad esse sottesi. Si tratta di porre l’attenzione sulle quelle che riescono a reggere per ragioni proprie la crisi e costruire su di esse una diversa forma di organizzazione politica dei territori regionali. In tale contesto è importante porre l’attenzione sui comuni compresi tra i 20000 e i 59999 abitanti – 412 nel territorio nazionale – che riescono a garantire la coesione territoriale.

Ma poi che cosa può accadere? Che talvolta alcune incongruenze territoriali rendono incomprensibile il manifestarsi di risultanze amministrative del tutto disorganiche, sussistenti solo per ragioni storiche, e che possono risultare addirittura disfunzionali dal punto di vista amministrativo odierno. Penso, ad esempio, a incongruenze territoriali che vedono due sedi provinciali territorialmente confinanti, per non dire quasi congiunte. Qualcosa che può essere definita un’area metropolitana. In buona sostanza, parlo di quella di Pescara–Chieti.

Una struttura amministrativa provinciale di questo tipo stravolge il rapporto di governo centro-periferia. Una sede provinciale solo amministrativa, ma che, nei fatti, è parte integrante e tributaria di un’area metropolitana con il centro pulsante dislocato in altra provincia. Questo effetto di contiguità altera il rapporto di Chieti con il resto della provincia in quanto capoluogo. Nei fatti, ci si trova di fronte a un’amministrazione locale funzionale a un sistema esterno come quello pescarese, ma estraneo all’amministrazione provinciale. Intanto torna utile osservare che tanto Chieti città quanto Francavilla non possono entrare a far parte della Nuova Pescara per il semplice fatto che amministrativamente sono poste in provincia di Chieti, e non in quella di Pescara. Un vero paradosso!

Una cosa è certa. In Abruzzo le città che reggono la dispersione demografica sono dislocate lungo la costa.

La fusione dei comuni Pescara-Montesilvano-Spoltore che darà avvio alla nuova città di Pescara il 1° gennaio 2027 esclude di considerare gli elementi demografici degli ultimi due comuni. Segnalo solo la popolazione che, stanti gli attuali dati, avrà il comune della nuova Pescara il 1° gennaio 2027: 191.039 abitanti. Che vuol dire il 15% dell’attuale popolazione abruzzese che consta di 1267706 abitanti. Proviamo a leggere l’attuale quadro demografico delle prime dieci città abruzzesi in ordine di grandezza rapportato tra il censimento del 2001 e l’ultimo rilevamento del 30 ottobre 2025. Si ottiene il seguente risultato:


ComuniAbitanti al 30/10/2025Abitanti al 2001SaldoPercentuale
1Pescara118549116286+2263+ 1.9%
2L’Aquila7076868503+2265+ 3,20%
3Teramo5148551023+ 462+ 0.89%
4Chieti4833752486-4109– 8,50%
5Avezzano4112538337+2288+ 5,57%
6Vasto4090635362+4734+11,58%
7Lanciano3391736464-2547– 7,50%
8Roseto degli Abruzzi2588222984+2898+11,20%
9Francavilla al Mare2556822091+2477+ 9,68%
10Giulianova2358421400+2184+ 9,26%

Otto città in crescita più o meno contenuta (Vasto, la maggiore con + 11,58%) e due in pesantissima regressione demografica Chieti (- 8,50%) e Lanciano (-7,50%) con punte estreme a Montelapiano (68 ab.), Montebello sul Sangro (81 ab). Qualcosa, insomma, che richiede una diversa riorganizzazione del territorio in una fase in cui, dopo aver raggiunto il picco demografico nel 2011 con 1.307.000 ab., diminuisce a 1.267.706 nel 2025 pareggiando di fatto il 1.262.000 del 2001. E non solo. Tenendo presenti le stime de “Il Sole 24 Ore” del 27/3/2024 sulla “Qualità della vita (ricchezza e costumi, ambiente e servizi, giustizia e sicurezza, affari e lavoro, demografia e società, cultura e tempo libero), troviamo le province abruzzesi occupare i seguenti posizionamenti tra le province italiane: Pescara 55° posto, Teramo 57° posto, L’Aquila 67° posto, Chieti 71° posto. Il tutto rispetto a 110 amministrazioni italiane. Si capisce chiaramente il motivo per cui Pescara sia al primo posto e Chieti all’ultimo. S

I dati sono eloquenti. Grazie agli aspetti demografici è possibile tracciare un rapido quadro generale su cui occorre ragionare. Quanto meno pensare al fatto che la riorganizzazione amministrativa del territorio regionale diventa una questione inderogabile. A partire dalla funzione ricettiva di quei comuni che, grazie alla visibile «croissance» demografica dei territori, ne delineano il profilo.

«Unione dei comuni» o «Fusione» dovrebbero costituire un tema fondante della politica regionale per garantire un accorpamento virtuoso per nuove aree metropolitane cui assegnare nuovi compiti di gestione

rispetto a sedi provinciali che si limitano perpetuare la propria esistenza in base alla loro storia (da tale punto di vista diventa importante verificare gli effetti dell’Unione dei Miracoli: Casalbordino, Scerni, Pollutri. Villalfonsina istituita nel 2011). Va rilevato, inoltre, che non sono le sedi universitarie a garantire il sussistere di una citta. Si pensi a Chieti titolare di due facoltà: Medicina e Lettere. Una città in declino che in vent’anni perde l’8,50% della popolazione. Oppure a Teramo che con il suo Ateneo galleggia intorno allo +0,89% e finanche Pescara che ha ottenuto solo un +1,9% di incremento demografico.

Ovviamente non bisogna ragionare con semplici rapporti di causa/effetto. Sarebbe totalmente disastroso. Si tratta solo di individuare tendenze per capire meglio lo stato delle cose. Tutto qui. E per essere chiari non so spiegare le ragioni per cui Vasto, in vent’anni, con il suo 11,58% si presenta come la città che ha ottenuto il maggior incremento demografico della regione.

Mi limito a queste rapide considerazioni per avviare una discussione proficua. Nulla di più. E per non concludere: «Il resto segue da ciò».

Luigi Murolo

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