Nel reparto di Pediatria dell’ospedale di Vasto ci sono stanze in cui non è possibile guardare la tv e così per i piccoli pazienti viene meno uno strumento di distrazione in un momento difficile. Da un papà, A.V., riceviamo e pubblichiamo.

«All’interno dell’ospedale San Pio da Pietrelcina, nel reparto di Pediatria di Vasto, si sta verificando una situazione che merita attenzione e un intervento tempestivo: in alcune stanze non è presente il cavo dell’antenna televisiva, mentre in quelle dove il collegamento esiste, la televisione risulta comunque inutilizzabile a causa di un malfunzionamento dell’antenna del padiglione. Una criticità che, secondo quanto segnalato, va avanti da tempo senza che sia stata individuata una soluzione concreta e definitiva.
Un problema tecnico? Sì. Ma non solo.
Perché dietro quelle porte non ci sono semplicemente pazienti: ci sono bambini. Bambini ricoverati, spesso costretti a rimanere nelle loro stanze per giorni, talvolta settimane, impossibilitati a uscire per motivi clinici o di isolamento sanitario. Per loro, la televisione non rappresenta un semplice passatempo, bensì una finestra sul mondo esterno, una distrazione dal dolore, dalla paura, dalla noia e dall’ansia che l’ospedalizzazione inevitabilmente comporta.
In un reparto pediatrico, il tempo assume un peso diverso. Le ore sembrano dilatarsi. Le terapie, gli esami, l’attesa dei medici scandiscono giornate già difficili da comprendere per un adulto, figuriamoci per un bambino. In questo contesto, la possibilità di guardare un cartone animato, un film, un programma leggero diventa uno strumento di conforto psicologico, un aiuto concreto per alleggerire il carico emotivo del ricovero.
È vero che oggi si potrebbe pensare di sopperire a questa mancanza ricorrendo a dispositivi mobili personali, come smartphone o tablet. Tuttavia, non tutte le famiglie dispongono di questi strumenti o di connessioni adeguate. Ma soprattutto, un utilizzo prolungato e non controllato di tali dispositivi può avere ripercussioni negative sui più piccoli: dall’affaticamento visivo alla difficoltà nel mantenere un corretto ritmo sonno-veglia, fino al rischio di isolamento ulteriore e sovrastimolazione, in un momento in cui il bambino ha invece bisogno di equilibrio, serenità e supporto emotivo.
La televisione in camera, condivisa con i genitori e facilmente gestibile, rappresenta invece una soluzione più equilibrata, meno invasiva e maggiormente adatta al contesto ospedaliero. Non è solo intrattenimento, ma uno strumento di accompagnamento psicologico che permette ai piccoli pazienti di sentirsi meno soli, di distrarsi durante le terapie e di vivere il ricovero con minore stress.
È doveroso, inoltre, sottolineare come questa criticità non abbia alcun legame con il lavoro del personale sanitario del reparto. Medici, infermieri e operatori si prodigano quotidianamente con eccezionale professionalità, umanità e attenzione nei confronti dei piccoli pazienti e dei loro genitori, dimostrando una cura e una sensibilità che vanno ben oltre il semplice atto clinico. L’impegno, la disponibilità e la vicinanza che mostrano alle famiglie rappresentano un punto di riferimento fondamentale in momenti di grande fragilità. Proprio per questo, è importante chiarire che la problematica relativa all’antenna televisiva riguarda esclusivamente aspetti tecnici e strutturali e non può in alcun modo essere ricondotta all’operato del personale di reparto.
La mancanza del servizio televisivo incide dunque non solo sul piano pratico, ma anche su quello emotivo. Per i bambini significa un isolamento ancora più marcato; per i genitori, già provati dalla preoccupazione, significa dover affrontare ore interminabili cercando soluzioni alternative in un contesto già complesso.
È evidente che la priorità in una struttura sanitaria sia l’assistenza medica. Tuttavia, in un reparto pediatrico, il benessere passa anche attraverso la qualità della permanenza. L’umanizzazione delle cure non è un concetto astratto: significa attenzione ai dettagli, cura dell’ambiente, strumenti che aiutino il bambino a sentirsi meno spaventato.
Ci si augura quindi che la direzione sanitaria intervenga con la massima celerità per ripristinare il corretto funzionamento dell’antenna del padiglione e garantire la presenza del collegamento televisivo in tutte le stanze del reparto. Non si tratta di un lusso, ma di un elemento minimo di dignità e supporto psicologico per piccoli pazienti che stanno già affrontando una prova difficile.
Perché quando si parla di bambini in ospedale, anche ciò che può sembrare secondario assume un valore essenziale».









