Davanti al collego giudicante iniziano a sfilare i testimoni della difesa. Seconda udienza del processo a Vincenzo Toma, dirigente del Comune di Vasto a giudizio con l’accusa di peculato in relazione a un premio di produttività da 30mila euro che si sarebbe attribuito nel 2023. Quattro i testi che hanno risposto alle domande della pm, Silvia Di Nunzio, e dell’avvocato difensore, Francesco La Cava, dinanzi al collegio composto dal presidente, Italo Radoccia, e dai giudici a latere Maria Elena Faleschini e Aureliano Deluca: Giovanni Di Mascio, presidente del collegio dei revisori, Dario Di Donatantonio, revisore estratto dalla prefettura, e due dipendenti municipali. Ai professionisti contabili la pm Di Nunzio ha rivolto domande sullo stato di dissesto in cui versavano le finanze comunali e sul premio di produttività. In merito a questa seconda questione, Di Mascio ha risposto di aver «ritenuto di non avere nessun diritto a eccepire la valutazione nel merito, che ritengo spetti al nucleo di valutazione», mentre sul piano di riequilibrio finanziario per risanare il bilancio del Comune di Vasto «il collegio di cui ero componente fu chiamato a esprimere un parere», ha dichiarato Di Donatantonio.

Nella precedente udienza del 16 dicembre 2025, erano stati escussi i testi dell’accusa, Biagio Giordano, dirigente dei servizi ispettivi di finanza pubblica della Ragioneria generale dello Stato, e lo stesso D’Ambrosio, oggi in servizio a San Salvo. Il funzionario aveva riferito di aver sospeso il pagamento del premio poiché disposto in assenza, a suo dire, dei presupposti necessari, in particolare il raggiungimento degli obiettivi individuati dalla giunta comunale. Secondo l’accusa, la mancanza di tali presupposti renderebbe illegittima l’attribuzione del premio, da cui deriva l’ipotesi di peculato contestata al dirigente. Accusa respinta dalla difesa di Toma, che con le testimonianze vuole dimostrare di aver agito nel rispetto delle norme. Nella prossima udienza saranno sentiti altri cinque testi indicati dalla difesa, tra cui il sindaco, Francesco Menna, e il dirigente municipale Alfonso Mercogliano.
La vicenda ha avuto anche strascichi politici. Il 15 dicembre, alla vigilia del processo, il Consiglio comunale aveva respinto a maggioranza la proposta dell’opposizione, che chiedeva la costituzione di parte civile del Comune al fine del risarcimento danni in caso di condanna. Le minoranze avevano ricordato che, nel 2016, l’amministrazione, su voto unanime del Consiglio, si era costituita parte civile contro tutta la precedente giunta, anche in quel caso di centrosinistra, che poi era stata assolta. Una seduta dai toni accesi in cui la maggioranza aveva accusato Fratelli d’Italia di doppia morale e respinto la richiesta con 11 voti contrari e 5 favorevoli.
Il processo riprenderà il 19 maggio, alle 10,30, con le ultime testimonianze.









