Perché è stata smantellata la cucina dell’ospedale di Vasto? Lo chiede Giuseppe Tagliente, presidente dell’associazione San Michele, ai vertici della Asl Lanciano-Vasto-Chieti. «Sembra che ieri la direzione aziendale della Asl abbia inviato ispettori allo scopo di verificare la qualità dei cibi somministrati ai degenti del San Pio. Ne siamo felici, anche se riteniamo sarebbe stato sufficiente (e convincente) rileggere le segnalazioni, regolarmente ignorate, che le caposala hanno nel corso del tempo inviato all’amministrazione… ed anche alcuni verbali dei Nas.
«Lo diciamo a scanso di equivoci perché non passi l’idea che il controllo appena disposto sia legato alla segnalazione pervenuta nei gjorni scorsi dalla Pediatria e nemmeno quella abbastanza scontata e banale che quanto accade a Vasto accade in tutti gli altri ospedali. Non è vero. È vero invece che i pasti serviti al San Pio risultano di qualità più scadente rispetto a quelli serviti in altri presidi sanitari esattamente per queste ragioni (e forse anche per altre): perché si è voluto smantellare la cucina in loco, nonostante il contratto d’appalto con la Dusmann, la ditta appaltatrice del servizio mensa, prevedesse – e preveda – la riattivazione delle cucine a propria cura e spese; perché si è consentito», scrive Tagliente, «di preparare i pasti lontano da qui e recapitarli a Vasto mediante navette; perché tra il momento della preparazione, del confezionamento e della somministrazione ai ricoverati trascorrono almeno un paio d’ore con il risultato di servire poltiglie e non pietanze; Perché probabilmente difettano controlli adeguati sulla qualità in quanto al San Pio non opera nessun dietista in grado di farli? Perché i direttori generali avvicendatisi alla guida della Asl (ma anche i dirigenti, ciascuno pro quota) hanno sistematicamente ignorato questo problema, che non è secondario nel complesso delle prestazioni minime richieste ad un ospedale. a lista sarebbe ancora più lunga ma ci fermiamo qui per carità di patria, non senza però tornare a richiamare l’attenzione del dg sull’opportunità di intervenire in questa fase di elaborazione esecutiva del progetto del nuovo ospedale affinché sia prevista la presenza di una cucina o di locali per la preparazione dei pasti. Abbiamo dato un’ occhiata alle carte e non ne abbiamo trovato traccia».









