«C’è poco da festeggiare di fronte alla nuova classificazione dei Comuni montani che, se confermata, rischia di colpire duramente decine di realtà abruzzesi, private da un giorno all’altro di risorse fondamentali per garantire servizi, diritti e qualità della vita ai cittadini. Parliamo di una scelta grave e miope, che non tiene conto delle reali condizioni dei territori interni e delle loro fragilità strutturali». Lo afferma il consigliere regionale Vincenzo Menna (Abruzzo insieme), commentando i nuovi criteri per la definizione delle aree montane che escluderebbero 26 Comuni abruzzesi dallo status di comune montano.

«Non è una questione simbolica o di etichette – prosegue Menna – ma di risorse vitali: sanità territoriale, servizi scolastici, sostegno alle famiglie, agricoltura, messa in sicurezza del territorio. Con questa decisione, decine di amministrazioni si troverebbero improvvisamente senza strumenti economici indispensabili, con un impatto diretto sulla tenuta sociale delle comunità. Da un lato la Regione incentiva la costituzione di Unioni montane e di forme associative tra Comuni, dall’altro rischia di privare molti enti dei requisiti necessari per farne parte, generando uno spreco enorme di risorse, tempo ed energie».
Menna lancia l’allarme: i paesi dell’entroterra potrebbero trovarsi nell’impossibilità di garantire di servizi essenziali. «Si tratta di milioni di euro che verrebbero sottratti a territori già segnati da spopolamento e carenza di servizi. Gravissime sarebbero anche le ricadute sul sistema scolastico: la perdita dei requisiti agevolati per l’autonomia degli istituti comporterebbe l’allontanamento dei servizi educativi, un ulteriore colpo alla coesione sociale e un potente incentivo all’abbandono dei piccoli centri. Prima di qualsiasi riduzione del numero dei Comuni montani – conclude Menna – la Regione e il Governo hanno il dovere di prevedere misure compensative e risorse alternative per chi viene escluso. In caso contrario, non si tratterà di una riforma, ma dell’ennesimo taglio mascherato ai danni delle aree interne e delle comunità più fragili dell’Abruzzo».









