Riforma dei Comuni montani, Mancini: «Scelta miope che colpisce comunità vive come Lentella»

Fa discutere la proposta di riclassificazione dei Comuni montani salutata favorevolmente dall’assessore regionale Roberto Santangelo. Secondo i criteri presenti nell’ultima bozza che ha avuto il via libera dal coordinamento Montagna della Conferenza delle Regioni, saranno 27 i centri che in Abruzzo perderanno tale status e con esso fondi riservati, deroghe e opportunità.

A spiegare le ragioni del “no” a questa proposta (sulla quale si attendono le decisioni del Ministro Roberto Calderoli), è il sindaco di Lentella, Marco Mancini. Il paese del Medio Vastese sarebbe uno di quelli che non rientrerebbe più nella classificazione stilata in base alla precedente normativa del 1952 così come Archi, Atessa, Casalanguida, Casoli, Cupello, Dogliola, Fresagrandinaria, Furci, Gissi, Monteodorisio, Roccamontepiano, Roccascalegna e Scerni.

«Dietro numeri, tabelle e classificazioni amministrative ci sono persone in carne e ossa. Famiglie, bambini, anziani, lavoratori, amministratori e cittadini che ogni giorno tengono in vita i piccoli paesi dell’Appennino con sacrificio, ostinazione e amore per la propria terra. La revisione dei criteri per il riconoscimento dello status di “comune montano” rischia di cancellare tutto questo con un tratto di penna», scrive il primo cittadino.

«Se confermata, questa scelta produrrebbe effetti profondamente ingiusti e contraddittori, colpendo territori che, come Lentella, vivono da sempre le stesse difficoltà strutturali delle aree interne: isolamento, fragilità dei servizi, viabilità complessa, spopolamento continuo. Problemi reali, quotidiani, che non scompaiono perché un comune non rientra più in una soglia altimetrica decisa a tavolino. Siamo di fronte a una decisione calata dall’alto, fondata su parametri astratti e geometrici, incapaci di leggere la realtà concreta dei territori. Per Lentella, come per tanti altri comuni esclusi, non si tratta di perdere una semplice definizione formale ma significa perdere strumenti essenziali di sopravvivenza. Significa rendere ancora più fragile chi già vive in equilibrio precario».

«La contraddizione è evidente e brucia perché da un lato la Regione, con la legge regionale n. 42/2023, ha incentivato la costituzione delle unioni montane, spingendo i comuni a collaborare, investire, costruire insieme il futuro. Dall’altro, la nuova classificazione rischia di espellere proprio quei comuni che hanno creduto in quel percorso, generando uno spreco di risorse pubbliche e minando la credibilità delle istituzioni».

«Le conseguenze più gravi, però, riguardano la vita quotidiana delle persone. Perdere lo status di “comune montano” significa perdere le deroghe che oggi consentono di mantenere scuole, autonomie scolastiche e presidi educativi nei piccoli centri. Per territori come Lentella questo si tradurrebbe in un allontanamento dei servizi essenziali, colpendo direttamente famiglie e bambini. È un colpo silenzioso ma devastante, che accelera lo spopolamento mentre a parole tutti dichiarano di volerlo contrastare».

Marco Mancini

«Paragonare l’Appennino alle Alpi, applicando criteri pensati per realtà completamente diverse, è un errore grave di metodo e di visione. Qui non conta solo l’altitudine. Contano le distanze, i tempi di percorrenza, le condizioni delle strade, la fragilità sociale ed economica, il fatto che ogni servizio mantenuto è il risultato di una lotta quotidiana. Questa revisione produce inoltre disparità evidenti e incomprensibili: comuni con caratteristiche simili vengono trattati in modo opposto, altri addirittura riclassificati come “totalmente montani” senza una logica chiara e condivisa. È impossibile spiegare ai cittadini perché, dopo decenni, Lentella debba perdere diritti e opportunità per un criterio astratto deciso lontano dal territorio».

«Eppure, Lentella come tanti piccoli comuni ha dimostrato di saper resistere. Ha scelto di non arrendersi, di restare, di costruire futuro. Togliere oggi il riconoscimento di “comune montano” significa indebolire chi ha creduto in questa scelta, spegnere energie, scoraggiare nuovi investimenti, dire implicitamente che questi paesi contano meno. Non è questa la riforma delle aree interne di cui c’è bisogno. Serve una visione che parta dai territori, non dalle scrivanie. Serve una politica che non accompagni lentamente i paesi verso la scomparsa, ma che li metta davvero nelle condizioni di continuare a vivere. Lentella non è una “terra di mezzo” da rendere invisibile. È una comunità reale, fatta di persone reali, con problemi reali. Chiede solo una cosa semplice e giusta: non essere cancellata da una formula. Caro Ministro, è necessario ripensare questa scelta, nel rispetto dei comuni montani e delle loro comunità».

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