Cisl: «Lo stop alla gigafactory non può ricadere sul futuro occupazionale di Termoli»

«Un progetto fallito che non può ricadere sul futuro dello stabilimento e sull’occupazione. Servono nuovi investimenti e attività». È il commento di Ferdinando Uliano, segretario generale Fim-Cisl, e Amedeo Nanni, segretario Abruzzo Molise del sindacato, alla notizia dello stop definitivo alla gigafactory di Termoli. A rompere il ghiaccio dopo quasi due anni di stand-by – che non facevano pensare al meglio – è stata la joint venture Acc che l’avrebbe dovuta realizzare.

«Più volte abbiamo denunciato che la situazione di Termoli stava conducendo a una conclusione chiara: l’investimento sulla gigafactory era, di fatto, un progetto fallito. Oggi apprendiamo, con modalità quanto meno discutibili, la decisione di interrompere gli investimenti sia su Termoli sia sul sito tedesco», dicono i due rappresentanti sindacali.

«Lo ribadiamo con forza, come già affermato al tavolo automotive: Stellantis deve garantire nuove attività e carichi di lavoro certi e strutturali allo stabilimento di Termoli. Le iniziative legate alla produzione del nuovo cambio elettrico e del motore Gse Euro 7 sono certamente importanti, ma non sono sufficienti a garantire una prospettiva industriale e occupazionale ai 1.780 lavoratori dello stabilimento».

«Per questo chiederemo immediatamente un incontro specifico sul piano industriale necessario per il rilancio di Termoli, con l’obiettivo di ottenere garanzie concrete per il futuro del sito molisano. Allo stesso tempo ribadiamo con determinazione la necessità di dare risposte occupazionali certe anche ai circa 35 lavoratori attualmente assunti all’interno di Acc, che non possono continuare a vivere in una condizione di precarietà e incertezza».

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