A nove anni da Rigopiano, memoria viva e verità sospese

A nove anni dalla tragedia dell’hotel Rigopiano, il dolore non si è attenuato e la ferita resta aperta. Oggi le celebrazioni hanno ricordato le 29 vittime della valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel di Farindola, ai piedi del Gran Sasso, segnando una delle pagine più drammatiche della storia recente italiana.

Farindola: l’insegna dell’hotel distrutto dalla valanga è diventata una stele commemorativa con le foto delle 29 vittime

Nel corso della giornata, familiari, autorità e soccorritori si sono ritrovati per un momento di raccoglimento e memoria. Un anniversario che, come ogni anno, riporta alla luce non solo il lutto, ma anche le domande ancora senza risposta.

Tra le vittime c’era Jessica Tinari, giovane di Vasto, morta insieme al fidanzato Marco Tanda. Avevano 24 e 25 anni. La loro storia continua a vivere nel ricordo della comunità vastese e nell’impegno instancabile del padre di Jessica, Mario Tinari, che in questi anni, insieme agli altri membri del comitato dei familiari delle vittime, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia. Giustizia, ma non vendetta, come ha sempre chiarito.

Papà Mario e mamma Gina con la foto di Jessica e Marco

A quasi un decennio di distanza, infatti, la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa. I procedimenti legati alle responsabilità della tragedia proseguono tra rinvii e attese, alimentando l’amarezza dei familiari delle vittime, costretti a convivere non solo con l’assenza dei propri cari, ma anche con un lungo e complesso iter giudiziario.

Durante le commemorazioni di oggi, un pensiero è stato rivolto anche alle vittime della recente tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, in un ideale filo di memoria che unisce drammi diversi, ma legati dal dolore delle famiglie che hanno perso i loro cari, partiti per trascorrere qualche giorno di relax e mai tornati.

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