Schiavi 2, la Regione chiede lumi su ricadute sociali, dismissione impianti e sottrazione di vegetazione

Non bastano le, immancabili, conclusioni dal tono ottimista, la Regione vuole un’analisi delle possibili ricadute sociali, occupazionali ed economiche dell’intervento sulla comunità locale di Schiavi d’Abruzzo e dintorni. Torniamo a parlare del progetto eolico Schiavi 2 che, nell’aprile del 2025 è stato rinviato a procedura di Valutazione d’impatto ambientale (Via).

Il nuovo procedimento è partito il 3 dicembre scorso e, oltre alle osservazioni di comitati e associazioni, non mancano le richieste di integrazioni su aspetti significativi del progetto che prevede 6 torri eoliche a Schiavi di Abruzzo – centro dell’Alto Vastese nel quale sono già presenti dai primi anni 2000 altri impianti della stessa società e non solo – per una potenza complessiva di 27 MW.

Come accade da tempo, le società proponenti concludono le proprie relazioni sottolineando gli apporti positivi di simili progetti sul territorio: «È da sottolineare che per questa piccola realtà comunale, facente parte dell’estrema entroterra abruzzese, avere una risorsa, in questo caso “l’eolico”, è di fondamentale importanza per tutta la comunità territoriale del paese – si legge nella documentazione di questo caso – La realizzazione di questi impianti porta delle ricadute socio-economiche locali notevoli, testimoni sono i sindaci dei comuni abruzzesi interessati dalla presenza di impianti eolici, che possono affermare la positività della propria esperienza avuta negli anni di funzionamento, evidenziando come un adeguato e attento sfruttamento di una risorsa come l’energia eolica porti diversi benefici, soprattutto per i loro piccoli Comuni, che trovano così il modo di finanziare azioni socialmente utili».

Gli impianti Edison già presenti a Schiavi di Abruzzo

Come detto, però, alla Regione non basta questa affermazione priva di dati oggettivi. Per questo l’ufficio Energia e Sostenibilità del dipartimento Territorio e Ambiente ha chiesto un’analisi a riguardo. Le richieste prendono in esame anche altri aspetti cruciali come la dismissione degli impianti una volta terminato il loro ciclo vitale: oltre a chiedere il piano di dismissione e ripristino dello stato dei luoghi, si chiede la relativa stima dei costi e l’impegno al versamento di una cauzione a garanzia degli interventi.

Gli impianti Edison già presenti a Schiavi di Abruzzo

A chiedere approfondimenti è anche un altro ufficio regionale, quello del servizio Foreste e Parchi su un altro aspetto decisivo, la “sottrazione” della vegetazione presente. Nella relazione delle caratteristiche bioclimatiche e vegetazionali, la Edison la definisce «modesta». Anche qui sono necessari dati puntuali: «Si chiede di specificare l’entità e la natura di tale interferenza in fase di realizzazione dell’impianto eolico e delle opere di connessione, in quanto da questi elementi deriva la necessità o meno di richiedere eventuali ed ulteriori atti di assenso, autorizzazioni, e nulla osta relativi». Un passaggio non scontato che ha già giocato un ruolo importante nei progetti eolici della stessa società nei territori di Carpineto Sinello e Liscia. Entro 30 giorni (dal 7 gennaio), inoltre, la società dovrà verificare la presenza di vincoli «relativi agli usi civici e al demanio armentizio». 

A intervenire sono, infine, anche la Provincia di Chieti – che la richiesta dell’elenco delle strade interessate da eventuali interruzioni e aree di cantiere – e la Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Chieti e Pescara che chiede alla Regione il coinvolgimento della Soprintendenza molisana viste la ridotta vicinanza ai confini e le dimensioni degli impianti che sarebbero visibili anche dal Molise.

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