«La sentenza del Consiglio di Stato chiude definitivamente ogni ambiguità»: così Carlo Costantini commenta la decisione sull’annullamento parziale delle elezioni comunali di Pescara, che conferma nel merito il giudizio del Tar e dispone il ritorno al voto in 23 sezioni.

Per il candidato sindaco e i consiglieri comunali del centrosinistra , la pronuncia di Palazzo Spada riconosce la correttezza dell’impianto seguito dai giudici pescaresi, riducendo il numero delle sezioni rispetto alle 27 individuate dal Tar ma confermando «la gravità dei fatti».
«In 23 sezioni, che coinvolgono circa 14mila cittadini, il processo elettorale è stato così compromesso da rendere necessario l’annullamento del voto. Non è un dettaglio tecnico, ma un fatto gravissimo», sottolinea Costantini, parlando di una sentenza che «mette il bollino di garanzia» sul giudizio del Tar.
Nel mirino il sindaco, Carlo Masci. «Oggi si dimostra quanto fossero deboli e risibili gli attacchi rivolti ai giudici amministrativi», afferma Costantini, secondo cui «la responsabilità complessiva del corretto svolgimento del procedimento elettorale ricadeva sul sindaco, che ha clamorosamente fallito». Da qui l’affondo politico: «In un sistema democratico sano dovrebbe trarne le conseguenze e dimettersi».
Guardando al ritorno alle urne, il candidato parla di «una fase nuova» e di una partita elettorale «tutt’altro che scontata». «Masci ha evitato il ballottaggio per soli 472 voti», ricorda, evidenziando come il margine da recuperare sia «contenuto».
Infine il tema della Nuova Pescara, definito centrale. «Con Masci sindaco non si realizzerà mai», sostiene Costantini, ricordando i rinvii già concessi. «Queste elezioni sono anche un referendum tra chi vuole davvero la fusione e chi ha dimostrato, con i fatti, di non volerla».











