Da distesa di pietre a pittoreschi sentieri immersi nella natura. A Celenza sul Trigno sta tornando alla luce l’antica via dei muretti a secco che un tempo collegava il paese ai campi coltivati e alla vallata sottostante. Nel comune dell’Alto Vastese il lavoro dei volontari sta riportando a nuova vita sentieri persi nel tempo e che presto potranno essere un importante tassello nella destinazione turistica dei Monti frentani.

La via dei muretti a secco, il 30 dicembre scorso, è stata al centro di un’escursione (da San Giovanni Lipioni a Celenza sul Trigno, guidata da Margherita Fochesato), organizzata dal portale di promozione turistica Visti Monti Frentani, prima occasione per svelarla al pubblico. Nei mesi scorsi un gruppo di volontari capitanato da Elio Di Pardo si è messo al lavoro per ripristinare quelle stradine in passato usate dai contadini di Celenza sul Trigno. «Questi muretti sono stati realizzati dagli agricoltori con le pietre e i massi rimossi dai campi, servivano sia per delimitare le proprietà, sia per impedire gli attraversamenti da parte degli animali. Piano piano, quindi, hanno tracciato gli stessi sentieri». Un’epoca – che oggi sembra lontanissima – in cui quotidianamente si andava a lavorare la terra a piedi o in sella agli asini.

I muretti a secco sono anche testimoni del tempo e del destino delle aree interne. Con il progressivo spopolamento e abbandono delle terre, sono venuti meno quegli agricoltori che ne curavano la manutenzione, così, a causa degli agenti atmosferici e anche dell’azione degli animali (cinghiali soprattutto), anno dopo anno, sono crollati. Prima che i volontari si mettessero al lavoro, al posto degli ordinati sentieri odierni c’erano impraticabili distese di pietre e massi.

Gli interventi di riqualificazione sono durati settimane, anche con la supervisione dei carabinieri forestali per quanto riguarda la gestione delle piante, nel frattempo cresciute lungo i percorsi. Un lavoro notevole e non semplice (fosse solo per l’impossibilità di raggiungere in auto gran parte dei tratti da sistemare) quello dei volontari spinti dall’amore per il proprio paese e dal desiderio di contribuire alla promozione del territorio, con un obiettivo “locale” di breve termine. Questi sentieri, infatti, erano usati dai devoti celenzani per raggiungere il Santuario di Santa Maria del Canneto, sulla sponda molisana del Trigno, in territorio di Roccavivara. L’ambizione è terminare la riqualificazione in vista dell’annuale pellegrinaggio di maggio e tornare a percorrerli per l’occasione.

Nell’opera di riqualificazione non mancano punti di interesse – la riproduzione della Madonna del Canneto installata da un devoto del posto in un punto panoramico, un ginepro secolare (ginepro coccolone), spettacolari affacci sulla vallata – e autentiche chicche frutto della creatività dei volontari come un albero di Natale in pietra, panchine e aiuole incastonate nei muretti. La passeggiata è immersa nella natura e, a testimonianza dell’uso agricolo di un tempo di questi terreni, è possibile scorgere ancora tra querce e ginepri ulivi ormai cresciuti a dismisura.

«Il lavoro proseguirà con gli altri tratti – assicura Di Pardo – e, inoltre, vorremmo costituirci come associazione: vogliamo riscoprire e conservare quello che c’è».
La via dei muretti a secco si candida così a essere uno dei più suggestivi della valle del Trigno sposandosi con altri elementi di quella zona come la Morgia delle Lame (imponente parete rocciosa usata anche per le scalate), il vallone Caccavone, la Torre della Fara e antiche calcare (forni all’aperto per la cottura delle pietre) potenziando l’offerta turistica per gli amanti delle camminate e della natura.











