Si è tenuto domenica scorsa, a Vasto, l’Aperitalk dedicato all’educazione sessuo-affettiva organizzato dai Giovani Democratici dell’area vastese. «L’evento ha registrato un’ampia partecipazione di giovani, confermando quanto questo tema sia sentito, urgente e necessario – raccontano i promotori dell’iniziativa – La forte presenza e il coinvolgimento attivo delle ragazze e dei ragazzi dimostrano che le nuove generazioni desiderano parlarne apertamente e chiedono che questi percorsi vengano introdotti nelle scuole fin dalla prima infanzia».

«Durante l’incontro si è approfondito il significato reale di educazione sessuo-affettiva, andando oltre tabù e stereotipi. Al centro del dibattito non solo la scuola, ma anche i contesti familiari: è emersa infatti la necessità di fornire supporto e strumenti anche alle famiglie, spesso lasciate sole nell’affrontare temi complessi come il sesso, l’affettività, il consenso, le emozioni e la gestione delle relazioni. Si è evidenziata l’importanza di educare al rispetto, alla consapevolezza emotiva, ai confini personali e alla parità, superando quei limiti e quei condizionamenti sociali che ancora oggi assegnano ruoli in base al genere».
«Il grande riscontro è arrivato anche dal pubblico: i giovani presenti hanno interagito con entusiasmo e curiosità, ponendo numerose domande e rendendo il confronto vivo, diretto e partecipato. Diciamo sempre che la politica va fatta tra la gente e non nei palazzi, e lo abbiamo dimostrato davvero – commenta il segretario dei Giovani Democratici del Vastese Mario Enrico Testa – Abbiamo affrontato un tema che per molti è ancora scomodo, ma la grande partecipazione all’iniziativa ci conferma che è giusto parlarne, perché solo così possiamo iniziare a smantellare quei costrutti sociali che limitano la libertà di tutte e tutti. La cultura della violenza è tossica e riguarda l’intera comunità. La risposta inaspettata e calorosa dei presenti dimostra che la politica, quella più nobile e vera, è proprio questa: una politica che ascolta, coinvolge e parla direttamente alle persone».
«Ringrazio i Giovani Democratici per questa iniziativa importante e per aver invitato la Conferenza delle Democratiche – scrive in una nota la portavoce regionale delle Donne Democratiche, Roberta Tomasi – Un incontro in cui è stata rappresentata e manifestata la necessità delle/dei giovani, numerosi all’appuntamento di ieri, di parlare di educazione alla sessualità e alla affettività. Lo hanno fatto con la consapevolezza di chi sa che per affrontare il mondo delle relazioni, del rapporto con se stessi e con l’altro è necessario conoscere, comprendere, essere informati a partire dalla scuola e in questo senso il merito è stato anche quello di avere coinvolto la politica e le competenze di chi ogni giorno si trova ad affrontare gli effetti delle molteplici forme di violenza subite da molte donne, giovani e meno giovani».
«La violenza si combatte con la prevenzione e per questo oggi è sempre più necessario che questo argomento diventi materia di insegnamento nelle scuole, cosa che chiediamo con la proposta di legge presentata in Considerazione Regionale e che speriamo venga approvata all’unanimità, perché non possiamo cedere a posizionamenti politici o ideologici su un tema così importante».
«L’incontro è servito anche per sdoganare alcuni dei falsi miti che oggigiorno girano su questo tipo di educazione – aggiunge Maria Citarella, della segreteria regionale dei Gd – Educare non significa indottrinare, ma dare gli strumenti alle ragazze e ai ragazzi per comprendere le loro emozioni, come funziona il loro corpo e come rapportarsi alle altre persone senza ledere alla loro autodeterminazione e libertà. Per questo noi Giovani Democratici porteremo avanti questa lotta per costruire insieme alle parti sociali, alle cittadine e ai cittadini una società in cui le donne abbiano i mezzi per riconoscere la violenza e, soprattutto, in cui agli uomini venga insegnato a comprendere le proprie emozioni, a viverle e parlarne senza vergogna».
«È emersa anche la necessità, in un mondo in cui i ragazzi fanno molto affidamento ai social o all’intelligenza artificiale per rispondere ai propri dubbi, di introdurre programmi nelle scuole affidati ad esperte e esperti che possano dare un contributo umano e informato su questi temi. Non possiamo fermare la curiosità dei giovani – conclude Maria Citarella – ma possiamo dare loro risposte che li aiutino a migliorare la loro vita e la società stessa, rendendoli liberi dall’ignoranza e dalla paura».











