Cresce la preoccupazione a Termoli dove da lunedì prossimo, 1° settembre, per i 1.823 dipendenti della Stellantis partiranno i contratti di solidarietà. Nel giro di solo qualche anno lo stabilimento molisano è passato dall’illusione della gigafactory a un futuro sempre più incerto: circostanza al centro, nei mesi scorsi, anche al centro di una puntata di Presadiretta [LEGGI].
Gli ammortizzatori sociali dureranno fino al 31 agosto 2026 e la notizia ha suscitato la reazione preoccupata della politica e anche delle autorità religiose come il vescovo della diocesi di Termoli-Larino, Claudio Palumbo [LEGGI].

Su quanto sta accadendo è intervenuta, nelle ultime ore, anche la sigla Usb: «Dopo aver puntato tutte le fiches sulla gigafactory il banco è saltato. Continuiamo a chiedere un vero intervento pubblico nel settore con garanzie per l’occupazione e tutele per i salari, lo ripetiamo perché è l’unica strada possibile che scongiuri la totale chiusura dello sito di Termoli, e di tutti gli stabilimenti Stellantis italiani: occorre conservare le attuali produzioni meccaniche, riportarne altre che sono state delocalizzate, introdurre ammortizzatori che coprano il 100% dei salari, ridurre l’orario lavorativo a parità di salario, chiudere la stagione degli incentivi all’esodo e riaprire il discorso gigafactory che è fondamentale non solo per Termoli ma per tutte le produzioni future dei plants Stellantis in Italia».
Nella nota dell’Usb non mancano frecciate alle altre sigle sindacali: «Quanto a Fim, Uilm, Fiom e compagnia che annunciano iniziative, ci chiediamo se finalmente hanno il coraggio di porre fine a rapporti sindacali ingessati dal Ccsl e aprire una vera vertenza nazionale che coinvolga e unisca tutti i lavoratori degli stabilimenti Stellantis e di quelli delle tante aziende degli indotti, il resto è solo fumo negli occhi dell’opinione pubblica e dei lavoratori traditi, ingannati e abbandonati nel tempo».
A proposito di Fiom, il sindacato è tornato a denunciare l’assenza di prospettive per il sito molisano che si può percepire dall’attuale produzione: «il GSE è in affanno per il crollo della domanda della Panda; il GME vive un picco momentaneo, destinato a calare con l’avvio delle produzioni negli stabilimenti americani; il 16V è fermo da giugno e i lavoratori sono stati spostati sul GME; il V6 procede senza alcun rilancio; il nuovo cambio eDCT arriverà solo alla fine del 2026, con la piena produzione rinviata al 2027. Nel frattempo, si parla di trasferte verso altri siti, prova lampante che Stellantis non ha un vero piano industriale per Termoli».