Questa mattina, nell’omonimo piazzale nella villa comunale di Chieti, si è svolta in forma solenne la cerimonia di commemorazione del capitano Chiaffredo Bergia, in occasione della ricorrenza del conferimento della sua terza Medaglia al Valor Militare.
La cerimonia è stata presieduta dal comandante della legione carabinieri “Abruzzo e Molise”, generale di brigata Gianluca Feroce, con la partecipazione del comandante provinciale di Chieti, colonnello Mario Pellegrino, di ufficiali della sede, del comandante della stazione carabinieri Chieti principale e dei rappresentanti locali dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

Nato a Paesana (Cn) il 1° gennaio 1840 e arruolatosi nell’Arma nel dicembre 1860, Chiaffredo Bergia è ricordato come uno dei carabinieri più decorati della storia, insignito di una Medaglia d’Oro, tre d’Argento e due di Bronzo al Valor Militare.
Durante il servizio in Abruzzo (nelle stazioni di Scanno, Campotosto e San Buono), Bergia fu un protagonista di primo piano nella lotta al brigantaggio all’indomani dell’Unità d’Italia: «nelle campagne romane e negli Abruzzi imperversavano numerose bande di briganti capitanate da personaggi, noti per la loro spietatezza, che terrorizzavano la popolazione locale», ricorda una nota dei carabinieri.

«Il suo coraggio non comune e l’astuzia tattica lo resero presto un personaggio temuto assurgendo a vero e proprio antesignano dei “servizi sotto copertura”. Il suo fu un vero lavoro di intelligence – ricorda il generale Feroce – Per rendere più efficaci le indagini contro il brigantaggio, Chiaffredo Bergia era solito travestirsi da pastore o contadino, oppure, nell’Aquilano, operava frequentemente indossando l’abito di una suora di clausura per non destare sospetti ed effettuare arresti a sorpresa».

«Tante furono le imprese che riuscì a portare a termine, tra cui si ricorda quella del 29 luglio 1871 quando catturò, dopo un violento conflitto a fuoco sulle montagne tra Barrea e Castel di Sangro, il famigerato brigante di Roccaraso Croce di Tola, detto Crocitto, considerato all’epoca uno dei criminali più ricercati d’Italia poiché destinatario di oltre cinquanta ordini di cattura e sulla cui testa pendeva una taglia di 3mila lire per chi l’avesse consegnato alla giustizia, vivo o morto».
Nel Vastese, invece, si distinse, un anno prima, per la cattura del brigante Giuseppe Pomponio.
Promosso nel corso della carriera sino al grado di capitano e deceduto il 2 febbraio 1892, «Bergia rimane un punto di riferimento per l’Arma, che gli ha intitolato numerose caserme tra cui quelle di Chieti, Torino e Bari».





