Il sindaco uscente si riprende il centro del ring. Di scendere non ha intenzione. Proprio mentre il suo secondo mandato entra nella fase calante, Francesco Menna rimette sul tavolo il terzo. Una mossa che spariglia i piani del centrosinistra di Vasto e rimette in discussione la successione a Palazzo di Città. Del resto, tra reel, polemiche sempre più aspre e frasi a effetto, la campagna elettorale del primo cittadino è già inziata da mesi. Si tornerà alle urne a primavera 2027, verosimilmente tra la fine di maggio e gli inizi di giugno. Il centrosinistra vastese avrebbe dovuto cominciare a preparare il dopo-Menna. Invece, con un reel e poche parole, il sindaco riapre la sua partita.

Menna pone due condizioni. La prima non dipende dalla sua volontà: che il Parlamento abolisca il limte dei due mandati. La seconda è che il centrosinistra passi dalle primarie. La prima condizione è un’incognita. La modifica della disciplina per i sindaci dei Comuni sopra i 15mila abitanti è infatti materia di riforma del Testo unico degli enti locali e il percorso parlamentare è ancora in corso.
Il secondo punto è tutto politico. Gli aspiranti successori, coloro che siedono oggi in giunta, si trovano davanti a uno scenario cambiato in 34 secondi di reel. Tra gli assessori, l’unico che nega apertamente di volersi candidare a sindaco è Gabriele Barisano. Ma una cosa è prepararsi alla successione di un sindaco che non può più ricandidarsi, un’altra è mettersi in competizione con lo stesso primo cittadino uscente. La prospettiva di un terzo mandato di Menna, dunque, può raffreddare sul nascere eventuali ambizioni interne. Ma anche alimentare malumori e scissioni.
C’è poi un’altra possibile conseguenza politica. Il ritorno in campo di Menna rende più complicato il lavoro per costruire un eventuale campo largo. A Vasto il Movimento 5 Stelle è all’opposizione di questa amministrazione da dieci anni e la costruzione di un’alleanza più ampia dovrebbe comunque fare i conti con una storia politica di contrapposizione decennale.
Per Menna resterebbe anche un’altra strada, ma più stretta, di cui da mesi si vocifera nel Pd: un approdo alla politica nazionale con le prossime elezioni politiche. Ma qui l’ostacolo, oltre alle ambizioni interne al Pd abruzzese, è anche numerico: con la riforma, applicata per la prima volta nel 2022, il numero dei parlamentari è stato ridotto e per l’Abruzzo i seggi sono oggi 13: 9 alla Camera e 4 al Senato. Spazi di manovra angsti. E, attualmente, per il centrosinistra non c’è alcuna garanzia di vittoria alle prossime elezioni politiche.





