Un secolo dopo la pubblicazione, Uno, nessuno e centomila continua a interrogare il pubblico sulla propria identità, sulle maschere che tante persone indossano nella vita di relazione e sull’immagine che gli altri hanno di noi. È da questa attualità del romanzo di Luigi Pirandello che prende vita lo spettacolo interpretato da Enrico Lo Verso, che ieri sera ha fatto tappa a Vasto.
Nei Giardini Napoletani di Palazzo d’Avalos, l’attore ha dato voce e corpo a Vitangelo Moscarda in un monologo di 70 minuti, portando sul palco la crisi dell’identità e il gioco delle tante percezioni attraverso cui Pirandello racconta il suo protagonista.
Il 2026 segna infatti il centenario della pubblicazione in volume dell’opera, mentre lo spettacolo, diretto e adattato da Alessandra Pizzi, festeggia il decimo anno di repliche. Un percorso iniziato nel 2016 e che ha superato le 800 rappresentazioni, portando il testo pirandelliano sui palcoscenici italiani.
A cento anni di distanza, in una società sempre più dominata dall’apparenza e spesso dalla poca sostanza, sono questioni forse ancora più attuali di allora.
Nel finale, Enrico Lo Verso rompe la cosiddetta quarta parete: parla direttamente al pubblico di Vasto, poi conclude lo spettacolo e infine chiede agli spettatori di scrivere un pensiero sul suo libro di ricordi:





